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Vicariato: Di Poggio e Carmignano
Provincia di: Prato
Indirizzo: Via Bonistallo 11 – 59016 Poggio a Caiano (Po)
Telefono: 055 877339

Il paese di Bonistallo, nella cui parrocchia furono raccolti fino al 1902 gli abitanti di Poggio a Caiano, deve il suo nome ad un toponimo latino-longobardo cioè “bonus” e “stallo” parola gotica longobarda che significa “dimora”.
Il paese nato probabilmente come castello dei longobardi di Carmignano si trova sul culmine di una collinetta a circa 100 metri sul livello del mare. Si potrebbe presumere che la chiesa sia sorta sui resti del vecchio castello longobardo come potrebbe dimostrare la gigantesca cisterna scavata nella roccia che si trova nel piazzale tra la chiesa e la canonica. Il nome Bonistallo riferito a questo insediamento carmignanese si trova citato già nell’anno mille nelle storie riguardanti i difficili rapporti tra Prato con l’alleata Firenze e Carmignano con l’alleata Pistoia dal 1154 in poi.
La vecchia chiesa di S. Maria a Bonistallo, che attualmente fa parte della parrocchia di San Francesco, fu soppressa nel 1902 , mentre nel 1922 fu eretta la nuova parrocchia di S. Francesco a Bonistallo.
La chiesa di S. Maria a Bonistallo è di antica fondazione e già nella prima metà del XIII secolo è citata col suo nome (Liber Fororum A, XV, a). Sul finire del 1200 la chiesa fu registrata tra quelle dipendenti dalla pieve carmignanese di San Michele. Si ha anche notizia di un furto nella sacrestia della chiesa di Bonistallo nell’anno 1295 ad opera di Vanni Fucci, annoverato da Dante nei “latrones”.
La notizia è riferita da Pandolfo Alfernoli nelle sue “Historiae delle cose più notabili seguite in Toscana…” anno 1628 tomo I. In un passo di questo testo si legge che Vanni Fucci “l’anno innanzi (il 1295) medesimamente aveva depredato la sacrestia della chiesa di S.Maria a Bonistallo”. Infatti risulterebbe che il famigerato Vanni Fucci fosse stato confinato dal comune di Pistoia in una località nei pressi del colle di Bonistallo in un posto che tutt’oggi conserva il toponimo di Fuccioli.
Una delle più antiche citazioni di visite Pastorali nella chiesa di S. Maria è quella del vescovo Franchi nel 1383. La seconda citazione è del 1447 ed è riferita alla visita del vescovo Donato dei Medici. E’ molto importante notare questa visita fatta da un vescovo mediceo al tempo di Cosimo prima che nascesse Lorenzo.
In quello stesso anno 1447 il patronato della chiesa era di Sinibaldo di Doffo de’Lazzeri che lo lasciò per testamento agli eredi. Il patronato era un legato che obbligava la manutenzione della parrocchia. Nel 1474 Lorenzo il Magnifico comprava “ un chasamento che hera rovinato al Poggio a Chaiano” e anche terreni sulle due rive dell’ombrone che costituiranno un’ampia tenuta.
Nel 1476 Lorenzo comincia le sue frequenti visite a Poggio a Caiano e risiede nel casamento restaurato. Sicuramente durante questi anni Lorenzo e la sua corte avranno visitato la Chiesa di S.Maria a Bonistallo, dato che la casa acquistata faceva parte della parrocchia.
Nel 1485 si iniziano i lavori della nuova villa su progetto di Giuliano da Sangallo, ed i lavori proseguano speditamente fino alla morte di Lorenzo.
Nel 1512 dopo il sacco di Prato il cardinale Giovanni dei Medici ed il fratello Giuliano, figli di Lorenzo il Magnifico, rientrano a Firenze. Giovanni dei Medici è eletto Papa nel 1513 col nome di Leone X. Riprendono con lena i lavori alla villa e nell’anno 1515, in occasione della festa di San Sebastiano, compatrono della parrocchia, viene effettuata dal Papa una visita ufficiale alla chiesa di S.Maria di Bonistallo.

Viene posta una lapide che cita :

LEO – PP – X – CUM – DIE – S – SEB – AN – D
M – D – XV – AD – ECCÁM – HANC – S – M
PVENISSET – OIB – ET – SINGULIS – XPI –
FIDELIB QINDICTA – FESTIVITATE
S – SEB – DCAM – ECCLÁM – VISITARENT
ET – MANUS – PRO INSTAURATIONE –
DCE – ECCLE – PORREXINT – AD
IUTRICES INDULGENTIÁ – ET – PLE
NARIA REMISSIONEM OIUM SOU
PCTO – VIVE – VOCIS – ORACULO
INDULXIT – ETÁSSUPTIOIS VGINIS – M –
CUIUSLIBET – ÀN – FESTIVITATIBUS

E’ abbastanza normale che il primo Papa Medici figlio di Lorenzo il Magnifico abbia fatto questa visita dato che la villa che lui rese così magnificamente faceva parte dell’antica parrocchia di S. Maria a Bonistallo.
La chiesa sorse come una semplice architettura romanica ad una sola navata forse con un’abside in seguito franata. La copertura lignea con capriate ed un campanile sorto in seguito. Vedi illustrazione.
Intanto la Villa Medicea venne completata tra il 1513 ed il 1520 sotto la spinta del papa Leone X. Nel 1539 è ospite nella Villa la futura sposa del Granduca Cosimo I, Eleonora di Toledo che proveniente da Napoli viene ricevuta e alloggiata a Poggio a Caiano.
Per tutto il 1500 con il rinascere della villa migliorarono anche le condizioni della chiesa. Avvennero in questo periodo numerose visite pastorali di eminenti vescovi citati in documenti quali: Antonio Pucci (1519 e 1524), Pier Francesco da Galliano (1553), Ludovico Antinori (1574) e nel 1582 Monsignor Peruzzi.
La chiesa è citata in questo secolo nei registri e nei documenti dei capitani di parte guelfa e si trova rappresentata nella pianta di Popoli e Strade del 1595.
Fino a questa data la chiesa è formata da una navata semplice con una copertura a capanna ed un campanile adiacente sull’angolo sinistro.
Le prime trasformazioni sulla chiesa si hanno nel XVII secolo in concomitanza della nascita di un’altra importante istituzione: la compagnia di San Francesco, la cui sede, un oratorio di gusto tardo rinascimentale sorse nel 1600. Tale oratorio costituisce l’attuale parrocchia.
Leggendo i resoconti delle visite pastorali effettuate in questo secolo si rileva la costruzione nel 1652 del fonte battesimale (un bel blocco di pietra serena). Tale fonte, ripristinato nella sua originale posizione in questi ultimi anni, fu benedetto nel giorno del sabato santo del 1652.
Dai documenti si apprende che nel 1696 il patronato di S. Maria passò all’opera di San Jacopo per atto testamentario degli eredi dei Lazzeri, precedenti patrocinatori.
Tra la fine del 1600 e i primi del 1700 fu costruito il portico che circonda la Chiesa (vedi resoconti delle visite parrocchiali). Tuttavia la prima notizia ufficiale del portico si trova nella relazione della visita parrocchiale del 1721.

Intanto la compagnia di S. Francesco con il suo curatore Don Bernardo Baldovinetti assumeva sempre maggiore prestigio e fama. La nuova chiesa oratorio e i capitoli della confraternita venivano ornati e decorati e la potenza anche economica era promossa da un ospizio per persone abbienti e dalle funzioni mortuarie relative e dai lasciti testamentari. Il cimitero sorgeva intorno all’oratorio.

La chiesa viene descritta abbastanza bene per quanto riguarda gli interni nelle relazioni delle visite parrocchiali del 1721 del 1729 del 1749 e del 1778 “la chiesa ad unica navata ha cinque altari e un battisterio”.
Nella visita del 1729 si parla del fonte battesimale in pietra e del balaustrato in pietra che separa l’altar maggiore con il cancellino in legno. Ai lati dell’altare ci sono due vani con due ante in legno con ornamento in pietra nei quali si conservano le reliquie dei santi martiri rinchiuse nei reliquari di legno dorato. L’altare di S. Sebastiano è in pietra serena come l’altar maggiore. L’altare del S.S. Rosario è sempre in pietra ornata e “sopra il S. Altare è fondata la S.S. Compagnia del Santo Rosario, la quale ha la sua Bolla di Aggregazione dell’Arciconfraternita di Roma del gennaio 1633”. Poi abbiamo l’altare del S.S. Crocifisso “tutto in pietra come sopra” e l’altare di S. Biagio in pietra come gli altri. “La chiesa in fabbrica è assai capace et decente et bene”

Nel 1737 muore senza eredi Giangastone dei Medici e gli subentra come Granduca di Toscana nel 1739 Francesco Stefano di Lorena a cui passa anche la proprietà di Poggio a Caiano.
Nella visita pastorale del 1749 l’altar maggiore viene descritto con l’aggiunta di un baldacchino in legno con stoffa turchina e gialla e con un quadro con cornice dorata che rappresenta l’Assunzione. Si elencano anche un ciborio in marmo e due quadri in tela che rappresentano S. Girolamo e S. Benedetto.
L’altare di S. Sebastiano cambia santo e viene dedicato a S. Antonio “con quadro in tela che rappresenta il Santo”. Sopra l’altare del S.S. Rosario c’è un quadro con la Madonna e S. Giuseppe.
L’altare di S. Biagio è dedicato anche a S. Lucia “con quadro in tela che rappresenta i Santi”.
La visita parrocchiale del 1778 è molto succinta e non aggiunge ulteriori notizie per la conoscenza della Chiesa: “la chiesa è a tetto con cinque altari di pietra……al di fuori vi sono ….i loggiati con colonne in pietra”. ”Priore Giovan Francesco Goffredo Bonini anime 814”.
La grande onda napoleonica investe anche la Toscana e nell’ottobre del 1800 i Francesi entrano in Firenze. Il 9 febbraio 1801 il Granduca Ferdinando III di Lorena deve rinunciare alla Toscana. Per volere di Napoleone il Granducato di Toscana diviene Regno di Etruria e Ludovico I di Parma viene nominato re d’Etruria ma muore nel 1803 e la sovranità passa di fatto alla madre Maria Luigia. La regina reggente effettua una cospicua serie di interventi presso la Villa Reale di Poggio a Caiano servendosi dell’opera dell’Architetto Pasquale Poccianti. Nel 1814 a seguito dei rovesciamenti della fortuna napoleonica Ferdinando III di Lorena riprende possesso del Granducato di Toscana .
Il 12 agosto del 1817 il priore di Bonistallo Ferdinando Bindi redige un inventario dei beni mobili, immobili e arredi sacri veramente dettagliato e puntuale.
“Circonda la chiesa al di fuori un loggiato con tettoia di legname coperta di materiale sostenuto da n. 12 colonne di pietra con muricciolo attorno. La chiesa è lunga Braccia 36 e larga Braccia 14,5/6 a tetto con ammattonato con 5 finestre con i suoi telai vetrate e due porte corrispondenti con detto loggiato munite di tutti i serrami e ferramenta occorrenti. Per mezzo di due usci….si va al campanile e alla sacrestia. Esiste in fondo alla chiesa il Battistero con Pila e balaustra di pietra con due scalini. L’altar maggiore con mensa in pietra, predella di legno, quadro rappresentante l’Assunzione di Maria S.S. è circondato da un balaustrato parimenti di pietra con due scalini e dalle parti laterali ci sono due quadri incastrati nel muro con vari ornati di pietrame. Agli altri quattro altari laterali vi sono le sue mense, predelle e quadri rappresentanti diversi fatti d’Istoria. In chiesa vi sono quattro confessionali incastrati nel muro, un pulpito di legno, le pilette di pietra…”. Una descrizione perfetta che non necessita di nessuna aggiunta.
Nel frattempo la popolazione di Poggio a Caiano andava aumentando e cresceva anche la sua importanza rispetto all’antico nucleo di Bonistallo. Il 3 gennaio il Priore di Bonistallo che era sempre il preciso e puntuale Ferdinando Bindi insieme ai suoi popolani invia una lettera di supplica al Segretario del Real Diritto in cui si denuncia lo “stato di notabile deperimento…..la vetustà bisognosa di un considerevole rifacimento, e sia per l’attuale sua estensione sproporzionata alla numerosa e sempre crescente popolazione di Poggio a Caiano, che neppure la metà può capire”. Inoltre “manca una strada comoda per andare e non avendo detta popolazione di anime mille altra strada importante alle funzioni parrocchiali se non quella ripida che si chiama l’ertona lungo il Barco Reale. Chiede la costruzione di una nuova chiesa nel centro di Poggio a Caiano, grande abbastanza da contenere tutte le anime in una posizione molto più comoda per la popolazione”.
La Segreteria Reale a seguito di questa supplica invia un suo perito tecnico, un certo Giovanni Bigini che espone nella sua dettagliata perizia che “la predetta chiesa è di fatto angusta per quella popolazione,… ma essa è peraltro capace di un congruo ingrandimento prolungandola di Braccia 7e mezzo davanti a ponente ampliandola lungo la parte laterale di mezzogiorno fino al coro di Braccia 37e mezzo”. Il tecnico prevede anche un’altra soluzione che chiama ingrandimento B che consiste nella trasformazione della chiesa a tre navate occupando il porticato sud per la navata di destra e creando una nuova navata sul lato sud.
Per la nuova chiesa di Poggio a Caiano viene dato parere negativo in quanto la chiesa di S. Maria appare ancora in posizione centrale per tutti quei parrocchiani che sono sparsi sopra Bonistallo e per quelli del Poggetto. Gli abitanti del centro di Poggio a Caiano hanno anche la Cappella della Villa Reale dove viene detta Messa ogni giorno da un Cappellano e hanno la possibilità di usufruire delle Parrocchie limitrofe. Si propone invece l’ingrandimento della chiesa secondo il progetto del perito Biagini e la ristrutturazione della canonica (AVP:Lettere del Governo1827, II stanza).
Come si può constatare l’ingrandimento della chiesa non fu mai realizzato e solo dopo venti anni nel 1847 vennero eseguiti i lavori di restauro al portico e vennero realizzate le rifondazioni della canonica e delle costruzioni limitrofe nonché altri lavori di manutenzione straordinaria (ASF Commissione Ecclesiastica per il Restauro delle Chiese Parrocchiali n. 80 ins. 2).
Nel 1869 con Firenze capitale d’Italia si riarmano tutte le iniziative per la costruzione di una nuova chiesa nel centro abitato del Poggio a Caiano. Nel 1871 Vittorio Emanuele II elegge Poggio a Caiano a sua residenza di campagna preferita e inizia una seria di drastici lavori alle stanze ed ai quartieri sotto la direzione dell’architetto piemontese Antonio Sajler.
Dopo più di 30 anni nell’anno 1903 si effettua il trasferimento della parrocchia di S. Maria a Bonistallo in quella nuova di S. Maria del Rosario a Poggio a Caiano essendo parroco Don Marino Borchi.
L’antica parrocchia spogliata dei suoi mobili, delle sue suppellettili e dei suoi quadri viene abbandonata. La vecchia chiesa con la canonica, le casette, l’orto e il piazzale nonché i terreni limitrofi viene acquistata da Mons. Ovidio Landini, cappellano di Palazzo Pitti che la trasforma in casa di abitazione. La chiesa è divisa in tre parti; due sono trasformate in abitazioni di due piani, la terza parte contenente l’altar maggiore continua ad essere usata come cappella. Vengono sicuramente smontati gli altari di cui si sono perse le tracce. Viene smontato il tetto con struttura lignea del porticato e viene costruita una terrazza accessibile dai piani superiori delle abitazioni. Tale terrazza è realizzata con longarine in ferro e volticciole in cotto poggianti sulle colonne in pietra. Due delle cinque finestre che illuminavano la vecchia chiesa vengono tamponate e così anche il portone d’ingresso del lato ovest che fu ristretto e furono fatte nuove aperture. Alla morte di Mons. Landini tutti i beni passarono alla sorella Corinna .
La Corinna Landini espresse il desiderio di lasciare tutto il suo patrimonio per la costruzione di una nuova Parrocchia a Bonistallo. La nuova Parrocchia si doveva chiamare S. Francesco a Bonistallo per devozione al Santo della signora Corinna (atto del 10/5/22). Il Vescovo di Pistoia Mons. Sarti accettò la proposta e raccomandò l’iniziativa a Don Guido Zamboni cappellano a Poggio a Caiano. A Mons. Sarti successe il Vescovo Gabriele Vettori che inviò cappellano a Poggio a Caiano Don Ciro Puggelli con l’intenzione di mandarlo a risiedere a Bonistallo e la cosa avvenne nel 1919. Tuttavia la vecchia chiesa romanica era del tutto inutilizzabile in quanto divisa e completamente trasformata in case d’abitazione già dal 1903.
L’Oratorio della Compagnia di S. Francesco divenne così la chiesa parrocchiale di Bonistallo e Don Ciro Puggelli, giunto alla sua nuova residenza portò a compimento la fondazione della Parrocchia di S. Francesco a Bonistallo il 10 maggio 1922.
L’antica chiesa di S. Maria con la canonica e gli altri beni entrarono a far parte della nuova parrocchia per effetto della donazione della Corinna Landini. Il fonte battesimale scolpito in pietra serena che si trovava in fondo alla chiesa fu rimosso e fu posto in giardino e usato con un ripiano come tavolo da esterni. Fu scoperto per caso nel 1975 e fu riportato nella cappella dove tuttora si trova. Fra gli anni ‘80 e ‘90 furono eseguiti dei lavori di consolidamento e rifacimento del terrazzo in quanto rovinato nonché lavori di consolidamento alla torre campanaria ed alla canonica in attesa che si liberassero gli appartamenti nella ex chiesa.
Finalmente i locali si liberarono nell’anno 2001 e subito furono presentati i progetti per il recupero di questo spazio ad uso pubblico.
Nel 2003 arrivarono le autorizzazioni ed i lavori iniziarono nel 2004.

IL RESTAURO ED IL RECUPERO
Per molto tempo la chiesa di S. Maria a Bonistallo è rimasta appartata al di là del cancello come una nobile presenza e preda di un diffuso e progressivo processo di degrado. Oltre all’offesa della divisione interna in appartamenti, alla distruzione di quasi tutti i manufatti in pietra, al completo degrado della copertura lignea e degli intonaci, si era completamente persa la chiave di lettura del vecchio edificio sacro. Quindi si è tentato di ricercare i pochi tratti originari e di ridefinire una visione d’insieme per riprovare l’emozione di trovarsi nello spazio primitivo. Tuttavia le opere da rifare erano molte e difficoltose sia per le parti strutturali, per le impiantistiche nonché quelle relative alla sicurezza. E’ stato svolto un lavoro di gruppo con continui rapporti tra l’architetto progettista e direttore dei lavori con l’ingegnere responsabile delle strutture, con l’ingegnere responsabile dell’impiantistica e l’architetto responsabile della sicurezza.
In particolare abbiamo ricostruito la copertura lignea con un consolidamento strutturale perimetrico alle murature per aumentare il coefficiente di sicurezza sismico. Il tutto eseguito con un costoso ed impegnativo ponteggio interno ed esterno. Con questa opera provvisionale si è svolta in modo ordinato e sicuro tutta la lavorazione dalla sostituzione delle capriate, la demolizione di tutte le murature interne fino al rifacimento degli intonaci.
Per questo recupero sono state usate tecnologie all’avanguardia come i pannelli elettrici sottopavimento per il riscaldamento, un nuovo impianto di illuminazione caratterizzato dall’uso di luci molto moderne ed efficienti che hanno contribuito alla fruizione del bene.
Per quanto riguarda gli aspetti di restauro e conservazione abbiamo restaurato l’altar maggiore con i suoi gradini in pietra, una parte della vecchia pavimentazione in cotto ed il sacrario con i suoi marmi medicei anche se in condizioni pessime. Durante i lavori di sostituzione della pavimentazione interna abbiamo ritrovato diversi ossari comuni in fosse scavate nel galestro all’interno della chiesa come del resto avveniva normalmente. E’ stata effettuata un’indagine sulla presunta sepoltura di Bianca Cappello moglie del Granduca Francesco I morta nell’ottobre del 1587 dieci giorni dopo il marito. Sembra che ne siano trovati dei resti in una urna in coccio rinvenuta appunto nel sacrario di fronte all’altar maggiore.
Nelle fasi del restauro abbiamo lasciato alcune testimonianze di lettura come la porzione di muratura in pietra “morta” del sec.XIII sul lato sinistro mentre la parete destra risultava molto disomogenea e sicuramente ricostruita in parte durante i secoli.
La copertura dell’edificio è a capanna a doppia falda con capriate in legno di abete e travi e barcarecci. Lo stato di degrado era tale da non consentirci il recupero dato che i legnami non possedevano più proprietà meccaniche idonee al lavoro di sostegno e il degrado biologico da parte dei tarli e dei funghi della carie avevano completamente annullato la resistenza del legno. Il rifacimento della copertura è stato eseguito utilizzando le stesse essenze e quasi le stesse dimensioni e riutilizzando tutte le pianelle in cotto dell’originale.
Lo stato degli intonaci interni e del portico nonché di quegli esterni del lato nord e del lato est era molto deteriorato; tra l’altro purtroppo quasi tutti gli intonaci con le pitture erano stati rifatti nel 1903 e comunque in molti tratti si presentavano al vivo delle murature. E’ stato comunque eseguita una serie di saggi sulle coloriture per ritrovare testimonianza delle eventuali pitture originarie. Non è stato ritrovato niente escluso quel fregio tipo architrave dipinta , forse sopra l’altare di S. Biagio sul lato destro in alto. Per gli intonaci mancanti è stata utilizzata una malta con sabbia silicea e calce aerea e idraulica con basso contenuto di Sali idrosolubili. Nelle parti inferiori specialmente nel portico è stato usato un intonaco da risanamento in modo da impedire l’umidità di risalita. Il tutto è stato eseguito a mano senza uso di macchine e intonaci premiscelati.
Le pitture sono state eseguite naturalmente a calce con patinature a sottolineare la raffinatezza e la morbidezza del colore. Tutte le parti lapidee in pietra serena sono state ripulite e sverniciate in quanto erano state dipinte e sono state riportate al loro naturale splendore con un trattamento protettivo speciale. Un discorso a parte va fatto per il soppalco che ha la sua utilità sia funzionale che formale. Da un punto di vista funzionale dovevamo mettere in comunicazione la terrazza che circonda la ex chiesa sui lati sud e ovest ed anche il vano in alto accanto al campanile. Abbiamo optato per questo manufatto in acciaio sospeso su due pilastri cruciformi con una balaustra strutturale in acciaio e cristallo; anche il solaio di questa specie di matroneo è in lamiera d’acciaio preformata. Da un punto di vista strutturale l’opera è volutamente e quasi completamente staccata dalla vecchia muratura e si presenta in tutta la sua correttezza formale diversa ed avulsa dal resto. Tuttavia pur in netto contrasto dal punto di vista materico il soppalco rende più proporzionato e misurato il volume dell’edificio e lo caratterizza in modo armonico. Il collegamento al soppalco è garantito da una scala in pietra di recupero che trova posto nel corridoio laterale a sinistra in un vano ritrovato durante i lavori. Abbiamo poi trovato un posto idoneo per un piccolo ascensore nel vano campanile per consentire l’accesso al soppalco ed alle terrazze anche ai meno abili.
Il pavimento preesistente di nessun pregio è stato smontato e demolito; è stato ricostruito un idoneo sottofondo ed un piano di posa livellato per le lastre di marmo rosa perlino che hanno riunificato ed uniformato da un punto di vista cromatico tutto l’ambiente.
Il valore di un’operazione come questa del recupero della ex chiesa di S.Maria a Bonistallo sta nella restituzione di un bene architettonico di grande pregio e nel suo riuso come spazio collettivo per convegni, cerimonie e manifestazioni. L’opera non è stata solo significativa dal punto di vista culturale e funzionale ma la soddisfazione più grande è stata quella di ridare vita ad un edificio che ebbe per quasi nove secoli un’importanza vitale per tutta la comunità di Poggio a Caiano.

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