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XXIX SETTIMANA TEOLOGICA. ADRIANA VALERIO: IL DIO DELLA MISERICORDIA. UNA SINTESI

La misericordia è donna! Sembra suggerircelo Adriana Valerio, docente di Storia della Chiesa e teologa.  Le origini partenopee fanno subito intendere che la teologia non è una cosa noiosa e libresca, ma qualcosa di appassionante, che può trovare ispirazione e indicazioni anche dall’arte e dalla letteratura. L’abbrivio, infatti, è scandito dai versi di Salvatore di Giacomo, poeta napoletano autore di un testo intitolato popolarmente “La mappata”. (https://www.youtube.com/watch?v=-ufiibxikUM ) Qui si racconta di un’improbabile discesa del Padre Eterno tra le vie di Napoli e dell’ascesa al cielo dell’umanità miserabile e dolente incontrata da Dio a Piazza Dante. I poveri sono portati in cielo da un lenzuolo e ricevono un solenne banchetto in Paradiso. Qualcuno, però, se ne vuole discendere e tornare in terra. San Pietro non vorrebbe, ma Dio interviene e la lascia andare. È una mamma che torna nella sua povera casa per allattare il figlio.

Così, tra i versi, emerge un nuovo volto di Dio: un Dio che non è geloso dell’uomo, che vuole la felicità della sua creatura. E che si lascia toccare dalla misericordia di questa donna per il proprio piccino. Eppure, questo nuovo volto di Dio, anche se forse lo trascuriamo, è già presente nella Scrittura. Rischiamo, a volte, di non vedere il cuore stesso di Dio nelle tre parabole che più evidenziano la sua misericordia, quelle di cui parla Luca al capitolo 15: la pecorella sperduta, la dramma perduta, il figliol prodigo. Eppure la letteratura ha colto con acutezza questo mistero del cuore divino. Nei i Promessi Sposi Lucia ne suggerisce qualcosa all’Innominato: “Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia!”

Dio non ha paura di usare metafore femminili per parlare di sé. Gesù ha fatto diversi esempi in questo senso, a partire dalla donna che ricerca la moneta perduta. D’altra parte la commozione del Padre nella Parabola del Figliol Prodigo parla delle viscere di misericordia che rimandano proprio al luogo dell’accoglienza della vita. Anche nell’antico Testamento Dio viene rappresentato al femminile, come la Sapienza che chiama tutti al banchetto. Così dai Miserabili di Victor Hugo, al Mercante di Venezia di Shakespeare, la misericordia assume tratti femminili, come quelli di Porzia, che sotto mentite spoglie, presenta l’elogio della misericordia.

La questione, insomma, sembra attraversare tanta letteratura, ma trova grande spazio nella mistica femminile. È qui che torna spesso l’idea di un Dio fragile, piccolo e perfino materno. Chiara d’Assisi e Angela da Foligno sottolineano, tra i misteri di Gesù, la morte e la nascita, l’abbraccio della croce e del bambinello.  Il presepe è il luogo di incontro con il Dio fragile. Francesco inaugura questa nuova sensibilità, facendosi chiamare Madre dai suoi.  E Chiara, alla luce di questo interessante transfert, vede Cristo con la mammella che la nutre. Vedere Gesù sotto l’aspetto materno è però una prerogativa anche di Giuliana di Norwich, mistica inglese che non si appella al Dio Padre, giudice rigoroso, ma al Dio Madre  che non può perdere il proprio figlio.

Per non dare troppo spago a questi antropomorfismi, però, si può risalire alla stessa vicenda di Mosè, quando Dio, dal roveto ardente rivela al suo nome. Un nome -“io sono colui che sono”- che non esprime il Dio dell’essere, piuttosto il Dio “dell’essere con”. Dio  -ribadisce la prof.ssa Valerio – accompagna il nostro dolore, la nostra esistenza. Dio non è indifferente alla condizione umana. A volte è un Dio nascosto, come nei libri di Giuditta e di Rut, ma che non abbandona i suoi fedeli.  Lo stesso possiamo dire di Gesù. Il suo esserci può essere una chiave per recuperare una presenza che è condivisione e amore.

Hetty Hillesum, nell’incubo del lager scrive animata da questa sensibilità. “Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani – ma anche questo richiede una certa esperienza. Ogni giorno ha già la sua parte. Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi”.

Una promessa che si trasforma in un essere vicino, accanto. È la possibilità con cui possiamo amare gli altri e aiutare Dio a salvare noi stessi.  Perché la misericordia – ricorda la dott.ssa Valerio – non è un atto, ma un essere, un farsi vicino all’altro.

Un invito, dunque, ad ascoltare la voce delle donne, nonostante il famigerato invito di Paolo: “Le donne tacciano nell’assemblea” (1Cor 14,34). San Paolo non si discute, ma – aggiunge la relatrice recuperando le parole di Domenica di Paradiso, una mistica fiorentina del ‘500 – non l’ha detto a tutte le donne del mondo..ma a quelle di Corinto!”

(U.F.)

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