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PROFUGHI E MIGRANTI: GLI AUGURI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE TOSCANA E L’ACCOGLIENZA IN DIOCESI #2

Il 20 dicembre il nostro Vescovo ha fatto visita alla struttura di Lizzano, predisposta per l’accoglienza dei migranti. Dopo la visita, alla luce della lettera dei Vescovi della Toscana che è stata resa nota in occasione del Santo Natale sul tema dell’accoglienza ai profughi abbiamo chiesto a Marco Rimediotti di presentarci la situazione nella nostra diocesi.

Nella lettera dei vescovi della CET si legge che “l’impegno ecclesiale nell’accoglienza è senz’altro forte; molto è stato fatto, ma la persistente gravità ci invita a fare di più”. Com’è lo scenario nella nostra diocesi? Come è stata affrontata questa emergenza? Ad oggi quante sono le persone che accoglie la Casa Vacanza di Lizzano?

Nella nostra Diocesi, sul territorio soggetto alla Prefettura di Pistoia, sono presenti circa 700 persone richiedenti asilo, cittadini stranieri ospitati nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), gestiti da varie associazioni e cooperative in risposta ai bandi presentati dalla stessa Prefettura di Pistoia.

La cooperativa Arkè, che ha in gestione per il Consorzio Co&So la Casa Vacanze Mario Longo Dorni di Lizzano, ha in carico 269 persone. A Lizzano sono ospitate regolarmente 40 persone.

Nei nostri centri i richiedenti asilo attendono la valutazione della loro richiesta di protezione internazionale da parte della Commissione Territoriale di Firenze, oppure, se in prima istanza hanno ricevuto una risposta negativa, attendono la valutazione del ricorso da parte del tribunale competente. Le attese per questi procedimenti sono molto lunghe: per l’audizione da parte della commissione territoriale i tempi di attesa si aggirano attorno agli 8/9 mesi, a cui si aggiungono altri mesi per ricevere la risposta; in caso di rifiuto della domanda, i nostri ospiti hanno diritto a presentare ricorso presso il tribunale competente, e in questo caso i tempi di attesa arrivano anche ai due anni per ricevere una risposta definitiva. Durante tutto il processo, i richiedenti hanno il diritto di rimanere ospiti nelle nostre strutture, purché rispettino il regolamento di struttura e le leggi nazionali, e non siano in grado di mantenersi autonomamente o di essere ospitati da parenti o conoscenti sul territorio nazionale.

Il sistema emergenziale dei CAS si affianca a quello stabile e duraturo dello SPRAR (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati), una “seconda accoglienza” dedicata principalmente ai titolari di qualsiasi forma di protezione internazionale, gestito dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, e sul territorio direttamente dalle amministrazioni comunali, un’esperienza attiva ormai da quasi 20 anni, in grado di dare migliori risposte in termini di inserimento socio-lavorativo ma dotata di un numero di posti limitati (circa 20.000 su tutto il territorio italiano a fronte dei circa 200.000 ospiti nelle strutture di prima accoglienza).

Sul nostro territorio sono attivi 3 progetti SPRAR, uno gestito dal Comune di Pistoia, uno dalla SDS della Val di Nievole, uno dal comune di Marliana.

Gli ospiti della struttura da dove provengono?

Gli ospiti della struttura di Lizzano provengono dal Africa Occidentale (Gambia, Senegal, Nigeria, Costa d’Avorio, Guinea, Guinea Bissau, Mali, Burkina Faso) e dal sub continente indiano (Bangladesh e Pakistan).

“Organizzare una buona accoglienza è necessario” affermano i Vescovi della Toscana, ma come si può superare una logica emergenziale? 

Per superare la logica emergenziale è necessario un impegno costante da parte dei singoli enti gestori che, in accordo e in collaborazione con le autorità e con le realtà locali, di loro iniziativa impegnino risorse e personale per andare oltre le forniture di servizi richieste dal bando della Prefettura, proponendo occasioni di integrazione sociale, di formazione e di inserimento lavorativo, individuando reti di appoggio e motivando gli ospiti accompagnandoli nella costruzione di una autonomia.

In questo la Toscana, e Pistoia in particolare, ha dato prova di grande impegno nella provincia si sono realizzati numerosi progetti di volontariato e di accompagnamento al lavoro, in collaborazioni con le amministrazioni comunali e con le associazioni attive sul territorio, per dare la possibilità agli ospiti di conoscere e di farsi conoscere, di praticare la lingua e di fare esperienze utili nella prospettiva di acquisire autonomia e camminare sulle proprie gambe.

La nostra diocesi non si è girata dall’altra parte, non si è tappato le orecchie puoi raccontarci come si è attuata questa fraterna accoglienza, vi è stata la risposta dei fedeli strutture associazioni “le porte si sono spalancate”.

In generale, in tutta la diocesi, grazie alla forte risposta di varie associazioni, enti e realtà, è stato possibile portare avanti progetti diversi che attraverso il volontariato permettono ai nostri ospiti di spendersi per la comunità, far conoscere le proprie storie e mettersi alla prova per proiettarsi nel mondo del lavoro. Molti dei nostri ospiti nel territorio provinciale hanno già trovato occasioni lavorative o formative che li hanno resi indipendenti.

Nella lettera si fa cenno anche alla problematica legata al servizio di accoglienza che è quella che riguardano la lunghezze delle attese per la richiesta d’asilo, quali condizioni psicologiche si verificano a causa di queste situazioni per la nostra diocesi?

Le lunghe attese, la cui entità si è già accennato, costringono i nostri ospiti a vivere nell’incertezza della loro condizione, e la loro permanenza sul territorio, per quanto prolungata, sembra sempre appesa ad un filo. Lo sradicamento dal paese di origine, le asperrime difficoltà incontrate nel viaggio e nella traversata del mare, la difficoltà di comunicare con i propri familiari, creano già di per sé una situazione psicologica non facile. A questo si aggiunge la precarietà della loro permanenza in Italia, l’impossibilità di avere risposte certe in tempi ragionevoli, le difficoltà di inserimento acuite dalla indisponibilità di molti e dal razzismo diffuso. Una volta terminato il percorso di richiesta di asilo, se la risposta è stata positiva potranno essere accompagnati per ancora 6 mesi nelle strutture dello SPRAR, che indirizza gli utenti nel mondo del lavoro, ma poi dovranno essere autonomi ed indipendenti.

Per chi invece, terminato il percorso di udienze in tribunale, riceve una definitiva risposta negativa, anche in caso di ricorso in corte di appello vi è l’allontanamento dalla struttura di accoglienza e l’espulsione dal territorio nazionale, che spesso si traduce nell’immersione nel mondo della clandestinità e a volte nell’assorbimento in economie parallele illegali.

In entrambi i casi, il problema più grande per gli ospiti in uscita è l’alloggio, perché, anche in caso di persone con lavoro fisso e con capacità di vita autonoma, non è semplice trovare risposte positive alla ricerca di una sistemazione.

Daniela Raspollini

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