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PROFUGHI E MIGRANTI: GLI AUGURI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE TOSCANA E L’ACCOGLIENZA IN DIOCESI #1

Alla luce della lettera dei Vescovi della Toscana in occasione del santo Natale, incentrata sull’accoglienza ai profughi, abbiamo curato un approfondimento su come nella nostra diocesi sia stato attuato un piano di solidarietà e di accoglienza.Marcello Suppressa, direttore della Caritas diocesana, ci aiuta a scoprirlo.

La Chiesa ha saputo stringersi a tutti quei fratelli e sorelle colpiti da grande sofferenza. La Caritas, animata dalla volontà del nostro Vescovo, ha elaborato un progetto specifico?

La proposta della Diocesi è quella di progettare e lavorare con le comunità parrocchiali concretamente, partendo dalla sensibilità delle comunità  per realizzare un percorso condiviso in cui la Diocesi, attraverso la Caritas diocesana, è presente.

La domanda che spesso ci viene fatta è cosa possiamo fare?

Nel progetto che abbiamo elaborato vi sono una serie di proposte fattibili perchè in ciascuna parrocchia cresca l’attenzione, la disponibilità e l’operatività verso i profughi e richiedenti asilo. Ogni parrocchia, infatti, può dare il suo particolare contributo collaborando nel far conseguire ai richiedenti asilo una piena integrazione.

Molto spesso sembra davvero difficile passare dall’idea alla pratica, ma ciò che proponiamo alle comunità può essere modulato in base alle sensibilità ed alle possibilità, facciamo alcuni esempi concreti:

1) Ambito sensibilizzazione ed informazione: organizzare incontri di informazione con la comunità ( aperte a tutti, per il catechismo) sul fenomeno migratorio, di confronto diretto con i richiedenti asilo.

2) Ambito animazione e coinvolgimento: coinvolgere alcuni richiedenti asilo in momenti ricreativi delle parrocchie, feste, cene, oppure farli incontrare in momenti ricreativi con i gruppi giovani.

3) Ambito accoglienza: mettere a disposizione eventuali locali della parrocchia per l’accoglienza vera e propria in relazione alla sensibilità ed alla disponibilità delle comunità.

Secondo lei quali sono i punti da focalizzare nella lettera dei vescovi della CET?

Sul piano operativo nella lettera vengono ricordati il vademecum della Cei e le utili linee guida diffuse dalla Diocesi di Firenze per realizzare una buona accoglienza, frutto delle idee e dell’impegno di tutti. Su queste basi anche noi come Diocesi nella scorsa estate abbiamo predisposto un vademecum che è diventato il punto di riferimento per chi vuole attivare un’accoglienza.

Inoltre un passaggio importante della lettera è quello in cui si chiede di superare “la logica emergenziale” nell’accoglienza dei profughi, per non “consegnare migliaia di uomini e donne, lungamente accolti, all’irregolarità, in uno spreco di risorse e di energie collettive”: I vescovi chiedono alle istituzioni e alle comunità “un confronto serio sul sistema dell’ingresso e dell’accoglienza nel nostro Paese e sui molti nodi insoluti che presenta”. Allo stesso tempo richiamano ogni cattolico ed ogni comunità perché ognuno faccia la sua parte perché accogliere chi è segnato da precarietà, povertà ed insicurezza non è solo un dovere morale, ma è anche un gesto essenziale alla vita di un credente e di una comunità ecclesiale perché bisogna supportare i più vulnerabili assumendosi le proprie responsabilità e facendo la propria parte.

Con la nascita della Fondazione S. Atto cosa cambia relativamente all’accoglienza dei migranti? Quali saranno le novità importanti?

Come è stato detto dal nostro Vescovo la Fondazione è uno strumento operativo contro la «cultura dello scarto»: questo l’obiettivo della neo costituita «Fondazione Sant’Atto per l’inclusione e la solidarietà Onlus». Una nuova realtà che intende promuovere, coordinare e valorizzare le esperienze di carità, accoglienza e solidarietà nella diocesi. Anche nel caso dell’accoglienza dei migranti la Fondazione intraprenderà almeno due strade.

La prima è quella di rafforzare le collaborazioni che sono già in atto con altri soggetti del terzo settore (vedi accoglienza della cooperativa Arkè a Lizzano) e l’altra è quella di essere direttamente gestori dell’accoglienza dei migranti in nuove strutture che la Diocesi potrà mettere a disposizione.

Quali sono i dati di cui dispone la Caritas per l’accoglienza dei Migranti sul territorio?

Il dato che abbiamo a disposizione è quello relativo al territorio di competenza della Prefettura di Pistoia (compresa anche della Valdinievole) dove il numero totale dei migranti accolti sia nello S. P. R.A.R ( Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati) e nei C.A.S (Centri di Accoglienza Straordinaria) è di circa 930 (nel solo comune di Pistoia ne sono accolti 385) in 85 strutture sparse nel territorio Pistoiese. Dobbiamo inoltre evidenziare che parte del nostro territorio Diocesano è sotto la competenza di altre due Prefetture quelle di Firenze e di Prato che sicuramente porta ad un aumento sensibile del dato dei migranti accolti. Attualmente la rete diocesana dà ospitalità a 116 migrati, dislocati sulle diverse proprietà diocesane e parrocchiali: Lizzano;  strutture di proprietà delle parrocchie (Vicofaro, Ramini, Marliana, S.Piero Agliana, Montemurlo); strutture di famiglie religiose (Cappuccini e San Domenico).

Nella Lettera si invita anche ad un fecondo dialogo tra Migrantes, Caritas e Missio perché sia con forza coltivato un percorso educativo …

Caritas, Migrantes e anche Missio sono tre espressioni di uno stesso impegno della Chiesa e della pastorale. Esse devono mettere al centro la persona in tutte le sue fragilità, ma anche le sue potenzialità. Studiando, approfondendo la realtà di un mondo in continuo cambiamento, senza fermarsi ai luoghi comuni, facendo tesoro di quanto ogni individuo porti con sé, in tema di fede e di umanità, proponendo scelte di vita coerenti con il Vangelo e con il vivere civile; sostenendo, incoraggiando i cristiani nel loro dover osare per coerenza con il Vangelo. L’accoglienza dei migranti e di tutti coloro che fanno più fatica ci richiamano con forza a vivere e confrontarci ogni giorno con il comandamento “ama il tuo prossimo come te stesso”. In questo modo il Regno di Dio si realizza adesso, in questo tempo.

Papa Francesco ci ricorda che evangelizzare è molto più che annunciare verbalmente il messaggio di Gesù e afferma che: il «Progetto di Gesù è instaurare il Regno di suo Padre»(EG 180) soffermandosi a spiegare che la proposta del Vangelo non è solo vivere «una relazione personale con Dio» e nemmeno praticare «una somma di piccoli gesti personali nei confronti di qualche individuo bisognoso». «La proposta è il Regno di Dio […].Nella misura in cui egli riuscirà a regnare tra di noi, la vita sociale sarà uno spazio di fraternità, di giustizia, di pace, di dignità per tutti»(EG 180). Questo è il nostro compito!

Daniela Raspollini

 

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