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PRIMO DELL’ANNO. L’OMELIA DEL VESCOVO TARDELLI

Primo dell’anno 2016

Solennità di Maria SS.ma Madre di Dio
Cattedrale di S. Zeno – Pistoia

Il primo nostro pensiero va oggi, primo dell’anno, alla tutta santa, all’immacolata Vergine Maria, che la Chiesa onora col nome altissimo di Madre di Dio, in quanto da lei, nella pienezza del tempo, è nato per noi il Salvatore, figlio di Maria nella carne, ma figlio unigenito di Dio Padre nella sua natura divina.

Il secondo pensiero invece va alla 49° giornata mondiale della pace che si celebra ogni primo dell’anno, accompagnata da un messaggio del santo Padre che quest’anno dice: “Vinci l’indifferenza e conquista la pace”.
Le due cose non sono staccate, sono invece intimamente congiunte. La divina maternità di Maria infatti offre al mondo Colui che è il principe della Pace. Colui che porta la pace al mondo, anzi Egli è la pace, perché in Lui l’uomo peccatore viene riconciliato con Dio e coi fratelli.

Inoltre, la divina maternità di Maria ci fa anche capire che l’’umanità può rispondere all’appello, alla proposta di Dio. Con l’aiuto di Dio, per l’intervento suo, collaborando e accogliendo con disponibilità l’amore di Dio, ogni uomo può collaborare all’avvento della pace, può generare la pace. Esattamente come ha fatto Maria Santissima. Una creatura come noi che però ha saputo dire di si a Dio e ha generato il Salvatore. E come c’è bisogno di sapere che Dio non si stanca di noi e che, da dentro la storia, dal momento in cui Egli è nato fra di noi, Egli vi rimane col suo amore, così c’è assoluto bisogno di sapere che, se lo vogliamo, noi uomini ce la possiamo fare a generare un mondo nuovo nella pace, nonostante tutte le difficoltà e i fallimenti sperimentati.

Ed eccoci così al messaggio di Papa Francesco per questa giornata della pace. In esso si ribadiscono proprio i due concetti che ho appena espresso: Dio, incarnandosi, ci mostra il suo amore fedele. E, secondo, ci offre la possibilità di superare l’indifferenza che ci impedisce di costruire la pace.

La prima cosa che il santo Padre ci ricorda è dunque proprio che Dio non è indifferente a noi! A Dio importa dell’umanità, Dio non l’abbandona! Nel suo Figlio Gesù, Dio è sceso fra gli uomini, si è incarnato e si è mostrato solidale con l’umanità, in ogni cosa, eccetto il peccato.
Qui il Santo Padre Francesco non può fare certo a meno di constatare che, a fronte di un Dio misericordioso non indifferente nei confronti delle sorti dell’uomo, i nostri atteggiamenti sono invece spesso dominati dall’indifferenza. “L’atteggiamento dell’indifferente, di chi chiude il cuore per non prendere in considerazione gli altri, di chi chiude gli occhi per non vedere ciò che lo circonda o si scansa per non essere toccato dai problemi altrui, caratterizza una tipologia umana piuttosto diffusa e presente in ogni epoca della storia.” E questo atteggiamento d’indifferenza, “ai nostri giorni ha superato decisamente l’ambito individuale per assumere una dimensione globale e produrre il fenomeno della “globalizzazione dell’indifferenza”.
Continua poi il Papa: “La prima forma di indifferenza nella società umana è quella verso Dio, dalla quale scaturisce anche l’indifferenza verso il prossimo e verso il creato. È questo uno dei gravi effetti di un umanesimo falso e del materialismo pratico, combinati con un pensiero relativistico e nichilistico.

A questa fondamentale forma di indifferenza, se ne accompagnano altre, come quella di chi è ben informato di ciò che accade nel mondo, ma lo fa “in maniera tiepida, quasi in una condizione di assuefazione” e quindi non si sente coinvolto, non vive la compassione, tiene piuttosto lo sguardo, il pensiero e l’azione rivolti a sé stesso.
Oppure ancora, c’è l’indifferenza di chi proprio non fa attenzione verso la realtà circostante, specialmente quella più lontana, per cui non cerca, non si informa e vive spensierato nel proprio benessere e comodità sordo al grido di dolore dell’umanità sofferente.

L’indifferenza inoltre tragicamente supera la sfera intima e spirituale della singola persona ed investe la sfera pubblica e sociale. A livello individuale e comunitario l’indifferenza verso Dio induce l’uomo a non riconoscere più alcuna norma al di sopra di sé e a prendere come norma soltanto sé stesso, mentre l’indifferenza verso il prossimo, figlia di quella verso Dio, alimenta il perdurare di situazioni di ingiustizia e grave squilibrio sociale, le quali, a loro volta, possono condurre a conflitti o, in ogni caso, generare un clima di insoddisfazione che rischia di sfociare, presto o tardi, in violenze e insicurezza. Quando poi investe il livello istituzionale, l’indifferenza nei confronti dell’altro, della sua dignità, dei suoi diritti fondamentali e della sua libertà, come pure della salvaguardia dell’intero creato e di uno sviluppo veramente sostenibile, unita a una cultura improntata al profitto e all’edonismo, favorisce e talvolta giustifica azioni e politiche che finiscono per costituire minacce alla pace. Questa dunque appare veramente minacciata dall’indifferenza globalizzata.

Ma dall’indifferenza si può uscire. Ci si può aprire alla misericordia! Ecco il secondo pensiero forte del messaggio di Papa Francesco. Dio è all’opera e può compiere il miracolo, se trova cuori disponibili.
Il Santo Padre ci invita perciò a non perdere la speranza nella capacità dell’uomo, con la grazia di Dio, di superare il male e a non abbandonarsi alla rassegnazione e all’indifferenza. Ci invita a riconoscere anche segni di speranza già presenti nel mondo, sia in alcuni avvenimenti internazionali, sia soprattutto nei tanti sentieri di solidarietà concreta che attraversano le nostre città e paesi. Tutto ciò rappresenta la capacità dell’umanità di operare nella solidarietà, al di là degli interessi individualistici, dell’apatia e dell’indifferenza rispetto alle situazioni critiche.
Se lo vogliamo dunque, confidando nell’amore di Dio e convertendoci a Lui, possiamo imparare a fermarsi davanti alle sofferenze di questo mondo per alleviarle, alle ferite degli altri per curarle, con i mezzi di cui disponiamo, a partire dal nostro tempo, malgrado le tante occupazioni. Possiamo fare dell’amore, della compassione, della misericordia e della solidarietà un vero programma di vita, uno stile di comportamento nelle nostre relazioni gli uni con gli altri.

Nello spirito del Giubileo della Misericordia, ciascuno è chiamato a riconoscere come l’indifferenza si manifesta nella propria vita e ad adottare un impegno concreto per contribuire a migliorare la realtà in cui vive, a partire dalla propria famiglia, dal vicinato o dall’ambiente di lavoro.

Anche gli Stati sono chiamati a gesti concreti, ad atti di coraggio nei confronti delle persone più fragili delle loro società, come i prigionieri, i migranti, i disoccupati e i malati. Particolare attenzione il Santo Padre invita ad averla nei confronti di tali persone, anche da parte degli stati. Ai responsabili degli Stati egli chiede in particolare anche di astenersi dal trascinare gli altri popoli in conflitti o guerre; di adoperarsi per la cancellazione o la gestione sostenibile del debito internazionale degli Stati più poveri; di adottare politiche di cooperazione che non siano strumento di vere e proprie dittatura ideologiche, ma siano invece rispettose dei valori delle popolazioni locali e della vita umana.

Carissimi fratelli ed amici, nella memoria festosa di Maria SS. Madre di Dio e nella meditazione attenta del messaggio del santo Padre per la giornata della pace, auguro a tutti voi un 2016 davvero ricco di pace e per questo invoco su di voi la benedizione del Signore.

+ Fausto Tardelli

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