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POVERTÀ & INGIUSTIZIA: CHE FARE? UN’INTERVISTA A DON LUIGI CIOTTI

Sabato 6 febbraio 2016, dalle ore 15 alle ore 19.30 presso il Seminario di Pistoia – Via Puccini, 36 avrà luogo un incontro in ricordo di Fratel Arturo Paoli organizzato da Casa della Solidarietà – Rete Radié Resch di Quarrata, le Parrocchie di Santomato, San Piero Agliana e Stazione di Montale.

Tra i relatori:

Raffaele LUISE, giornalista e scrittore;

Antonietta POTENTE, suora domenicana, teologa

don Luigi CIOTTI, fondatore Gruppo Abele e Libera

fratel Luigino, piccolo fratello di Charles de Foucauld

In occasione dell’incontro di Sabato p.v. abbiamo rivolto alcune domande a don Luigi Ciotti.

1) Don Ciotti, il suo nome è legato alla Chiesa di frontiera, vicina agli ultimi e a chi soffre. Con il gruppo Abele ha promosso la campagna “Miseria ladra”, dove si afferma che la lotta alla povertà parte dalla giustizia sociale. Crede che in questi ultimi anni vi sia stato un rinnovamento etico, un superamento degli egoismi nel nostro paese?

Non è così, purtroppo. E a dirlo, fra l’altro, sono i dati sulla corruzione o la recente relazione semestrale della DIA, la Direzione investigativa antimafia, dove si evidenzia una presenza sempre più vasta e capillare delle mafie nel tessuto sociale, economico e amministrativo del nostro Paese. Ma questi non sono gli unici indicatori, benché i più evidenti. L’illegalità e i fenomeni criminali sono il sintomo di un male che nasce appunto dal declino dell’etica pubblica e individuale, dall’indifferenza e dalla noncuranza per il bene comune. Un rinnovamento etico richiede allora, oltre a leggi e politiche efficaci, un risveglio delle coscienze. Il bene comincia dalla responsabilità, dall’impegno per il bene comune, dal sentirsi interpellati dai bisogni e dalle speranze di tutti.

2) Nei suoi interventi pubblici spesso parla di nuove povertà. Povertà diverse da quella materiale. A cosa si riferisce in particolare?

Parlo della povertà culturale e, in senso lato, spirituale. Le povertà e le disuguaglianze materiali sono cresciute anche a causa del vuoto degli strumenti critici, del prevalere di un’informazione condizionata, del dilagare delle semplificazioni e dei pregiudizi. Il che ha portato a un indurimento umano e spirituale, come dimostrano gli egoismi e i razzismi riaffioranti dovunque… Ecco allora l’importanza cruciale della cultura: aprire i cuori e le menti è il primo passo per costruire un mondo più giusto e rispettoso della dignità di ciascuno.

3) Papa Francesco afferma: «Il Vangelo infatti ci chiama ad essere prossimi dei poveri e degli abbandonati per dare loro una speranza concreta». Come commenterebbe questo appello?

Papa Francesco ci ricorda che nel Vangelo la dimensione spirituale e quella etica sono inscindibili. L’essere cristiani non si esaurisce nel solo fatto di credere: la fede autentica comporta sempre un impegno di costruire giustizia a partire da questo mondo. In tal senso l’attenzione e la prossimità ai poveri è, al tempo stesso, l’essenza del Vangelo e la via per alimentare la speranza. Non possiamo costruire speranza se non a partire da chi ne è stato derubato, dai milioni di poveri che ci chiedono diritti, lavoro, dignità.

Daniela Raspollini

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