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ORIENTAMENTI PASTORALI : LA PRESENTAZIONE DEL VESCOVO TARDELLI

Presentazione degli Orientamenti pastorali per il triennio 2016 – 2019

Cattedrale di S. Zeno – 10 gennaio 2016

 

Che cosa ci chiede oggi il Signore? Che cosa chiede alla chiesa pistoiese? E’ la domanda che ci ha accompagnato nell’anno appena trascorso. Abbiamo cercato insieme di ascoltare ciò che lo Spirito ci andava dicendo. Abbiamo pregato e ci siamo confrontati. In modo del tutto particolare e approfondito abbiamo fatto attenzione agli inviti di Papa Francesco nella sua Esortazione apostolica “Evangelii gaudium”, ai due sinodi sulla famiglia e al Convegno ecclesiale di Firenze e, in ultimo, all’anno giubilare della Misericordia indetto dal Papa. L’orizzonte di riferimento è sempre stato e, non potrebbe non esserlo, il Concilio Vaticano II. Il cammino percorso dalla Diocesi negli anni passati è stata una preziosa eredità. Davanti ai nostri occhi sono scorse anche le nostre inadempienze, le debolezze, le fragilità e i nostri peccati che però non ci hanno fermati. Ci sentiamo incapaci di fare grandi progetti perché conosciamo la nostra debole volontà. Ciononostante il Signore ci chiede ugualmente di osare (2Cor 4,7). Osare di camminare, anzi addirittura di volare sulle ali dello Spirito, sui sentieri che Egli ci ha suggerito e che io, oggi, come vescovo di questa santa chiesa, segno povero di Colui che è l’unico vero pastore delle anime nostre, propongo come cammino comune, strada da percorrere insieme.

Questi Orientamenti servono al cammino comune della diocesi, sono elemento importante di quel servizio che il Vescovo è chiamato a dare alla Chiesa con l’annuncio del Vangelo e la carità pastorale, insieme, naturalmente alla testimonianza della vita.

Ho fatto tesoro del percorso diocesano di verifica, sfociato nella bella Assemblea sinodale del 19 e 20 novembre scorso. Veramente un dono di grazia. Una sorpresa di Dio. Abbiamo percepito il soffio dello Spirito e non possiamo che ringraziare il Signore per questo. Naturalmente non posso e non intendo riprendere ogni cosa delle tantissime dette. Un cammino si fa necessariamente individuando priorità e strade percorribili nel tempo. Mettere tutto sul fuoco non permetterebbe di fare le cose per bene e non credo che il Signore ci chieda questo. Ci domanda di camminare ma ponendo con pazienza le pietre una sull’altra, a partire dalle piccole cose, quelle che sono da subito alla nostra portata.

Nella consultazione preparatoria all’Assemblea sinodale erano già venuti fuori vari punti, poi confermati, arricchiti e integrati proprio dall’assemblea sinodale: il primato dello Spirito, la missionarietà, la sinodalità, i laici nella chiesa e nel mondo, la formazione, le famiglie, i giovani, gli stili di vita.

Dall’assemblea sinodale poi mi è parso emergessero alcune esigenze abbastanza forti: quella di vivere veramente guidati, sostenuti, sorretti, stimolati dallo Spirito Santo e nello Spirito, dando spazio e importanza alla formazione, di cui si sente un po’ la mancanza; quella di avere il respiro bello di una comunità di fratelli che si parlano, si accolgono nelle loro diversità e debolezze ma anche coi loro doni, si incontrano per cercare di camminare insieme, mettendo a frutto una storia, quella della Chiesa pistoiese, veramente ricca di intuizioni e di bene; quella infine di un’attenzione sempre più grande ai poveri e alle povertà che ci interpellano e chiedono risposte e quindi della necessità di uno stato permanente di missione, di una “conversione missionaria” per testimoniare nei fatti, l’amore del Signore.

Assumendomi la responsabilità di successore degli apostoli ho fatto discernimento, ho dunque rielaborato quanto è venuto fuori dal confronto comunitario e come lo scriba accorto del vangelo (Mt 13,51-52), ho cercato di fare sintesi, nel senso qualificante del termine, traendone orientamenti e tracce, stimoli e suggestioni e muovendomi soprattutto sulla scia della “Evangelii Gaudium” che anche recentemente, a Firenze, Papa Francesco ha chiesto alla chiesa italiana di approfondire.

Ecco allora il titolo di questa lettera pastorale: “Sulle ali dello Spirito. Il Padre, i poveri, una comunità fraterna e missionaria”. In queste poche parole si racchiude, direi, il nostro intero programma; ardito e ambizioso perché non nasce dalle nostre qualità o risorse ma dalla bontà di Dio che col suo santo Spirito rinnova la faccia della terra e trasforma i peccatori in figli suoi. Si tratta di volare alto sorretti dalla brezza leggera dello Spirito, liberi e gioiosi. Quello Spirito che spinge la nostra Chiesa pistoiese, fortemente e dolcemente a un tempo, intanto proprio a continuare a lasciarci condurre da Lui, invocandone costantemente e con fiducia il sostegno, poi a conoscere, contemplare e ritrovare Dio come Padre ricco di misericordia per noi e ogni creatura; quindi a riconoscere nei poveri il volto concreto di Cristo da servire ma anche da cui apprendere la via della vita; infine ad “uscire”, a essere cioè comunità di fratelli e sorelle che si amano e che vanno incontro ad ogni persona, in una testimonianza che è missione d’amore e di speranza, “ospedale da campo”, “oasi della misericordia” – per usare espressioni tipiche di Papa Francesco.

E’ un invito, quello che lo Spirito Santo ci rivolge, a riesaminare le mentalità, le convinzioni e il nostro stesso stile di essere chiesa e cristiani (Rm 12,1-3); un richiamo a una vera e propria “conversione in senso missionario” prima di tutto dei nostri cuori e poi delle strutture. A poco varrebbero infatti i cambiamenti se non nascessero da un cuore nuovo, da un convincimento profondo. E non basta che questo convincimento sia di qualcuno. Esso deve essere corale, coinvolgere cioè tutto il popolo di Dio, a partire dai sacerdoti. La conversione che ci è richiesta non consiste tanto nel fare cose nuove, quanto nel fare in modo nuovo le cose di sempre, andando però all’essenziale e abbandonando senza rimpianto ciò che è superfluo.

Vorrei rilevare una cosa che ritengo abbastanza innovativa, per cui occorre farvi un po’ di attenzione, cioè che questi Orientamenti pastorali non attendono semplicemente di essere messi in pratica come si fa quando si riceve un ordine. E non sono una lista di cose da fare.  Sono piuttosto un “programma aperto”, praticamente un testo su cui lavorare ancora, sinodalmente, tenendo conto della realtà concreta delle parrocchie e della varie zone della diocesi. Questa lettera pastorale non mette quindi la parola fine al discernimento comunitario avviato. Fa autorevolmente il punto del percorso compiuto e traccia i solchi dentro i quali il Vescovo chiede alla Chiesa di Pistoia di camminare. Questo si; deve essere così. Ma, con stile e prassi sinodale, c’è da vivere ora la fase della recezione di questi Orientamenti pastorali. Una fase che definirei di “ricezione creativa”, dove ogni comunità, degli Orientamenti, è invitata ad assimilarne le idee e linee guida, le motivazioni, gli orizzonti di marcia e perché no, anche i “paletti”. In secondo luogo, ogni comunità parrocchiale è invitata a domandarsi che cosa sia possibile fare nel proprio contesto, valutando la realtà in cui si è inseriti, leggendo con discernimento spirituale l’ambiente umano e sociale nel quale si vive. Ci si chiederà perciò quali indicazioni siano più urgenti nel proprio territorio, come vi si possano tradurre, come accoglierle.

Chiedo a tutti di accogliere questa mia lettera pastorale con lo spirito giusto; cioè con gli atteggiamenti umani e spirituali davvero giusti: la disponibilità all’ascolto di Dio e degli altri, l’attitudine al discernimento comunitario nello Spirito, l’umiltà dei pellegrini e dei viandanti, l’abbandono fiducioso e permanente nella preghiera nelle mani del Padre, l’amore gioioso alla vita, a tutta la vita, l’apertura empatica agli altri chiunque essi siano nel dialogo.

Come già ho avuto modo di dirvi nel tempo che ci ha portato all’assemblea sinodale, dobbiamo sempre chiedere con insistenza luce e forza allo Spirito Santo. Non stanchiamoci di farlo! Non presumiamo delle nostre capacità e risorse! Non pensiamo di saper fare e di avere in mano le ricette! Umilmente e con verità chiediamo insieme il dono dello Spirito. Che sia Lui a guidarci e sorreggerci, a ispirarci e a muoverci. Occorre essere convinti, convintissimi, che “senza la Sua forza, nulla è nell’uomo, nulla senza colpa”, perchè solo Lui “lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina, piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, raddrizza ciò che è sviato”.

+ Fausto Tardelli

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