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IL NUOVO VICARIO SI RACCONTA…

Don Patrizio Fabbri, parroco di Vignole, Casini, Torri, Treppio e vicario zonale di Quarrata, Carmignano e Poggio a Caiano, è il nuovo vicario generale della Diocesi di Pistoia. La nomina del Vescovo è arrivata il giorno della Solennità dell’Epifania, nell’imminenza della presentazione degli Orientamenti Pastorali per il prossimo triennio, al termine del primo anno di lavoro di mons. Tardelli a Pistoia.

Come ha reagito a questa nomina?
Da tanto tempo circolavano voci sul mio nome come Vicario generale, ma ero tranquillo perché la cosa mi sembrava non improbabile ma impossibile e quindi non ho mai dato peso a tali discorsi. Quando il Vescovo mi ha informato della sua decisione ho manifestato la mia perplessità di fronte a un compito troppo più grande di me e delle mie forze. Ho accettato non perché credo di farcela ma solo come abbandono alla volontà di Dio.

Quali aspettative avrà la diocesi?
La fiducia che Mons. Vescovo Fausto Tardelli ha riposto in me con questa nomina e l’affetto mostratomi da tanti confratelli presbiteri mi spingono a impegnarmi per il bene della diocesi e a non deludere le attese. In questo momento così bello della mia vita sento l’urgenza di prendere sul serio le parole che l’apostolo Paolo scrisse al discepolo Timoteo: “ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani”.

Uno dei compiti che le sarà chiesto è occuparsi del clero; con quali prospettive?
Vorrei citare due affermazioni del passato che hanno in comune una parola significativa: “oggi”.
Nell’Esortazione apostolica post-sinodale Pastores Dabo Vobis (25 marzo 1992) Giovanni Paolo II scriveva:
Oggi, in particolare, il prioritario compito pastorale della nuova evangelizzazione, che investe tutto il Popolo di Dio e postula un nuovo ardore, nuovi metodi e una nuova espressione per l’annuncio e la testimonianza del Vangelo, esige dei sacerdoti radicalmente e integralmente immersi nel mistero di Cristo e capaci di realizzare un nuovo stile di vita pastorale, segnato dalla profonda comunione con il Papa, i Vescovi e tra di loro, e da un feconda collaborazione con i fedeli laici, nel rispetto e nella promozione dei diversi ruoli, carismi e ministeri all’interno della comunità ecclesiale” (PDV n. 94).
Un prete francese nella seconda metà dell’ottocento scriveva:
Un prete non può spendere meglio la sua vita che per formare buoni preti alla chiesa. Mi sembra che sia questa OGGI l’urgenza della chiesa e che noi non sapremmo fare abbastanza per arrivare a questo scopo”. (A. Chevrier: lettera 75 al rev. Dutel, ottobre 1869).
Due citazioni queste che evidenziano come in ogni tempo c’è questa urgenza di formare dei preti che rispondano alla promessa di Dio: “Vi darò pastori secondo il mio cuore” (Ger 3,15).

Sui documenti è facile trovare il consenso, ma i problemi concreti che i preti vivono ogni giorno?
L’esperienza che ho vissuto in parrocchia mi ha insegnato che è importante stare accanto alla gente condividendone momenti di gioia e di sofferenza e cercando di scoprire in ognuno quel tesoro in vasi di creta che ogni cristiano porta nascosto dentro di sé.

A proposito delle divisioni esistenti nel clero?
Anche nelle parrocchie ci sono divisioni determinate da fatti e motivazioni fra loro molto diversificate. Ho sempre cercato di comprenderle e di porre rimedio nella convinzione che siamo membra di un unico corpo. Ma strada facendo ho scoperto che più predicavo l’unità e più le divisioni proliferavano..

Allora cosa è accaduto?
Più che aver risolto il problema ho scoperto come io potessi essere fonte di riconciliazione e di fiducia per tutti. Sono state le divisioni che hanno cambiato me nel senso che ho imparato ad amare le persone nella loro diversità di carismi e nella complementarietà.. ho capito a poco a poco che nella chiesa c’era bisogno di tutti, che la chiesa è aperta e senza muri. La frase di Gesù “nella casa del Padre mio vi sono mole dimore” penso si possa estendere anche alla vita delle nostre comunità parrocchiali per accogliere le differenti manifestazioni dello Spirito Santo.

Spesso Lei fa riferimento alla parrocchia; anche se questo non avverrà immediatamente, come vivrà l’inevitabile distacco?
Dopo 19 anni non è facile interrompere un’esperienza che per me è stata di una ricchezza straordinaria.
Quello che ho imparato dai miei parrocchiani rimane al di là degli spostamenti e dei ruoli. Ho vissuto con i catechisti, i ministri, i giovani del coro, gli animatori liturgici e il popolo nel suo insieme, tante esperienze di fede e di amicizia che hanno “formato” il mio modo di essere il loro parroco. Il giorno dell’epifania alla lettura della lettera del Vescovo tanta è stata la commozione da parte mia e dell’assemblea: non riesco ad immaginare la mia vita di prete senza la parrocchia!!! Quando sono arrivato ho trovato in queste due parrocchie tanti laici motivati nella fede e responsabili e in questi anni questo gruppo di laici è cresciuto e potrà sicuramente continuare il suo impegno anche in futuro.
Alcuni legami di amicizia sono al di là del tempo perché nati da esperienze di dolore: ho visto giovani mamme lasciare i loro mariti e i figli, giovanissimi la cui vita è stata stroncata da incidenti stradali o da improvvise malattie, incidenti sul lavoro che hanno creato lutti in famiglia. Questi legami hanno qualcosa di profondamente diverso dall’amicizia umana perché in quella sofferenza il Signore risorto ha posto il suo sigillo e ha donato una tenerezza che lascia intravedere una comunione più forte della morte.

Che cosa Le fa più paura?
Quando Pietro, per la violenza del vento, si impaurì cominciando ad affondare, il Signore Gesù gli disse: “Uomo di poca fede perché hai dubitato?” Si lo ammetto le paure sono tante, forse perché ancora dubito della sua misericordia o della possibilità che lui mi afferri con la sua mano tesa.

Quale desiderio porta in questi giorni nel suo cuore?
Quando Papa Francesco nominò monsignor Konrad Krajewski elemosiniere pontificio gli disse: «Non ti voglio vedere seduto alla scrivania, la puoi pure vendere». Spero che il nostro Vescovo Fausto faccia altrettanto con me.

E se questo non dovesse accadere?
Cercherò di meditare il versetto del salmo 36 che dice: “Confida nel Signore e fai il bene, abita la terra e vivi con fede. Cerca la gioia nel Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore”.

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