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GLI SCOUT A MONTECITORIO CONTRO LA TRATTA

Mercoledì 13 luglio una nutrita delegazione dei rovers e delle scolte AGESCI della zona di Pistoia (ragazzi e ragazze dai 17 ai 21 anni) hanno partecipato attivamente a Montecitorio alla conferenza stampa di deposizione della Proposta di Legge (PDL Bini) sulla regolamentazione della Prostituzione, a coronamento di un percorso prima di conoscenza e poi di intervento che hanno portato avanti negli ultimi 3 anni. La nuova Legge prevede il divieto di acquisto delle prestazioni sessuali secondo il modello “nordico” o “neo-proibizionista” che si è dimostrato di gran lunga il migliore tra quelli adottati nei paesi europei ed in generale in quelli più avanzati per estirpare la vergogna della tratta di esseri umani e della prostituzione coatta.

I ragazzi, durante la conferenza stampa e di fronte ai Parlamentari intervenuti hanno sia cantato la canzone “guardami” (canzone da loro scritta e musicata e presentata per la prima volta durante la “Route Nazionale a S. Rossore nell’agosto 2014”) sia portato la testimonianza del percorso svolto fino ad oggi e che riportiamo integralmente qui di seguito.

Il nostro percorso ha avuto inizio due anni fa: in vista della ruote nazionale eravamo stati invitati ad intraprendere un’azione di coraggio per cambiare, nel nostro piccolo, la situazione nel nostro territorio e nel nostro Paese. Tanti erano gli ambiti di servizio possibili e che ci interessavano, ma quando, dopo essere stati ospiti a Fabriano, alla Papa Giovanni XXIII, sulla via del ritorno, Alessandro disse “Questo deve essere l’ambito della nostra azione di coraggio, è qui che c’è davvero bisogno di cambiare le cose”, non ci furono dubbi: l’intera comunità fu compatta e attivamente d’accordo con lui, perché In quei pochi giorni avevamo provato, come forse mai nella nostra vita, un’empatia che ci legava anima e cuore alle storie che abbiamo ascoltato e visto.

I drammi a cui tutti rischiamo di diventare sempre più indifferenti, visti per televisione, letti su articoli in terza persona, ci si sono presentati improvvisamente e in modo più nitido che mai nella forma di persone che portavano e portano sulla propria pelle i segni di violenze e soprusi, fisici e psicologici, che hanno subìto. Profondamente commossi e turbati da quest’esperienza, ne abbiamo fatto tesoro e l’abbiamo riportata nella nostra città.

La nostra testimonianza si è quindi concretizzata in diverse forme: la prima è stata lavorare sulla diffusione di una veritiera e corretta informazione, poiché anche noi prima di andare a Fabriano conoscevamo veramente poco o niente della dimensione e delle strutture criminali che ci sono alle spalle di questo fenomeno; siamo perciò andati a parlare nelle scuole, abbiamo organizzato convegni nelle sale dei Comuni, abbiamo realizzato su questo tema una “veglia scout” da presentare durante la route nazionale; si è trattato, semplificando, di uno spettacolo che, sfruttando varie tecniche di animazione, informa, racconta, suscita emozioni e riflessioni. In seguito abbiamo ripresentato la veglia in varie occasioni su richiesta di associazioni e gruppi. A volte a fine rappresentazione ci è stato richiesto di confrontandoci col pubblico, sia giovane sia adulto, e spesso, di fronte alla superficialità o ai consueti luoghi comuni abbiamo ritrovato lo stesso sgomento e la stessa manifesta indignazione che ci hanno sconvolto e spinti sin dall’inizio ad arrivare fin qui.

Parallelamente ci siamo impegnati più direttamente riproponendo anche a Pistoia e poi a Montecatini l’esperienza dei presidi su strada: il sabato notte, quando le strade della provinciale pullulano di ragazze, ci ritroviamo in una zona di periferia e, dopo esserci divisi in gruppi di tre-quattro persone per auto ci avviciniamo alle ragazze cercando di non spaventarle, offrendo una bottiglietta d’acqua, un cioccolatino, un tè nella stagione più fredda, oltre ad orecchie pronte ad ascoltarle e voce per dare loro conforto; lasciamo loro un biglietto nella loro lingua madre con su scritto i contatti dell’associazione ConTratTo (Contro la tratta in Toscana) e il numero di Don Aldo, cercando di spiegare loro che esistono alternative a quella vita, giacché tante di loro non conoscono vie d’uscita, che si sentono in trappola e hanno perso la speranza di liberarsi non solo per la paura di ritorsioni fisiche, ma perché quello è ormai l’unico modo che concepiscono per sopravvivere. Per quel poco tempo in cui stiamo insieme, tentiamo di farle sentire ancora delle persone, di trasmettere loro la speranza e la volontà di cambiare la loro vita insieme ai mezzi per realizzare questo diritto, stabilendo una relazione che restituisca dignità, perché per la maggior parte del tempo sono trattate come animali, se non come oggetti, al punto che spesso anche loro smettono di percepire se stesse come esseri umani.

contro tratta

A chi di loro vuole, proponiamo di pregare insieme, possibilmente nella loro lingua, raramente qualcuna rifiuta. È così che per il tempo di qualche parola quel cerchio di mani intrecciate diventa un asilo inviolabile. È così che dopo 5 o 10 minuti che siamo lì – magari a scherzare, a lasciarle sfogare o a farci raccontare come si chiamano e quanti anni hanno i loro figli – quando stiamo per andare via per non rischiare che poi il “protettore” se la rifaccia con loro per quel tempo rubato, succede che ci chiedono di rimanere qualche minuto in più.

Sempre ci resterà il ricordo di una ragazza che con le lacrime agli occhi, dopo averle chiesto se avrebbe corso qualche rischio a rimanere ancora con noi, mormorando rispose “Non so che cosa succederà nei prossimi cinque minuti, ma per ora voglio che restiate qui”. Come ci resterà il ricordo di “Sandra” (nome di fantasia ndr), una delle prime ragazze che abbiamo incontrato, che dopo quasi un anno di tira e molla è riuscita a lasciare la strada, incaricandoci di spedire nel suo villaggio in Africa i vestiti e le scarpe che aveva via via messo da parte per i suoi compaesani.

Siamo andati avanti con impegno e costanza, anteponendo questo progetto a impegni personali e della comunità di clan, arrivando poi ad ampliare in maniera strutturata la partecipazione a tutti i gruppi scout della zona e garantendo una maggiore visibilità a questo problema. Il nostro lavoro ha portato e continua a portare frutti, come speravamo quando siamo partiti, ma siamo consapevoli che il vero cambiamento, pur partendo da un buon esempio, debba essere coltivato attraverso l’educazione dei cittadini e l’impegno politico.

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Avendo avuto l’occasione di approfondire l’argomento anche dal punto di vista legislativo ci siamo convinti che nella situazione attuale il modello svedese che punisce il cliente insieme a tutti coloro che sfruttano la prostituzione, sia l’unica strada, come affermato dalla direttiva europea del febbraio 2014, per porre un serio ostacolo alla tratta di esseri umani ed alla prostituzione coatta, perché, in realtà, è di questo che stiamo parlando.

Speriamo che la legge oggi discussa possa essere approvata in tempi brevi e manifesti una reale e consapevole tensione al cambiamento della situazione attuale: se noi, con i nostri mezzi, possiamo portare via dalla strada una o due ragazze, troppo presto rimpiazzate da altrettante vittime di sfruttamento, con l’aiuto di un’adeguata legge e dei commisurati mezzi sogniamo che la piaga della prostituzione coatta diventi solo un ricordo. Non è un’utopia, con il vostro sostegno potete far diventare questo nostro sogno di oggi, la realtà di domani.

Giovanni Giacomelli

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