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GIORNATA ECUMENICA ESTIVA A VALDIBURE ” TEMA LA PREGHIERA “

Domenica 19  luglio  2015 A VALDIBURE GIORNATA  ECUMENICA  ESTIVA  promossa   dalla  Commissione  Ecumenismo e Dialogo  Interreligioso dalle ore  16 alle  ore 19.
La  Giornata Ecumenica Estiva avrà come  tema ” La   Preghiera  “, si  svolgerà  presso la Chiesa  di San Giovanni Evangelista a Valdibure .Il programma della  giornata prevede:
ore  16  TAVOLA  ROTONDA
ore  18 Preghiera Eucaristica
alle ore 19 Cena fraterna .
Per  l’ Ecumenismo  si  vuole ricordare in questo  tempo d’ estate una  tappa  importante : lo storico incontro di  Papa  Francesco a Torino con la Chiesa  Valdese.
A VALDO  PASQUI  della  Comunità  VALDESE di Firenze  abbiamo rivolto  alcune domande  sullo  storico  incontro.

papa valdesi

PAPA  FRANCESCO  HA CHIESTO PERDONO  PER GLI ATTEGGIAMENTI  CHE IN PASSATO LA  CHIESA HA AVUTO CONTRO  DI VOI …

I valdesi derivano il proprio nome da Valdo (o Valdesio), un mercante di Lione morto attorno al1215, fondatore di un movimento pauperistico laico detto dei “poveri di Lione” (1174) che si diffuse poi come movimento di protesta ecclesiale in Italia e in Europa. Nel movimento valdese c’era anche l’aspirazione a svolgere come laici una missione di evangelizzazione nei confronti della gente semplice, mediante una predicazione itinerante tratta dalla Bibbia, letta e spiegata nella lingua del popolo. Dopo la partecipazione di una delegazione valdese a Concilio Laterano III a Roma nel 1179, questa ostinata “pretesa” portò alla scomunica papale nel 1184 e alla successiva cacciata da Lione. Lo storico Ernesto Buonaiuti riteneva che Valdo, Gioacchino da Fiore e Francesco d’Assisi appartenessero alla “prima riforma” della chiesa, ma ancora oggi sui Valdesi si leggono molte inesattezza anche dalla penna di ben noti direttori come Eugenio Scalfari che recentemente su Repubblica lo ha assimilati ai Catari.
Malgrado le violente persecuzioni e l’opera spietata dell’inquisizione, i valdesi mantennero viva la loro presenza di fede in tutto il Medio Evo nelle Alpi Cozie, in Provenza, in Calabria e nella Germania meridionale. Quando in Europa sorse la Riforma protestante i valdesi vi aderirono nel 1532 organizzandosi in comunità con predicatori locali per il culto e la celebrazione dei sacramenti (battesimo e la Cena del Signore).
Il Sant’Uffizio dell’Inquisizione nel 1560 ordinò di risolvere “il problema calabrese” con la repressione a San Sisto, Guardia, Cosenza dove le comunità valdesi furono completamente distrutte nel 1561, massacro di cui rende testimonianza il Museo valdese di Guardia Piemontese in provincia di Cosenza. Le Valli valdesi (Pellice, Angrogna, Germanasca, Pragelato) restarono per secoli l’unico avamposto del protestantesimo europeo nella penisola italiana nonostante le ripetute persecuzioni da parte del governo sabaudo tra cui si ricordano le tristemente note “Pasque Piemontesi” del 1655 e le distruzioni scatenate nel 1686 dal divieto di professare la propria religione imposto ai protestanti da Luigi XIV re di Francia. Dal momento del “Glorioso Rimpatrio”, avvenuto tre anni dopo, i valdesi vissero confinati nelle Valli valdesi in stato di emarginazione per decenni e solo il 17 febbraio 1848, in virtù dell’editto promulgato da Carlo Alberto, si videro finalmente riconosciuti i diritti civili e politici. Tra alterne vicende, passando attraverso la legislazione dei “culti ammessi” (1929-1930), bisognerà aspettare la Costituzione repubblicana per veder sancita definitivamente la libertà religiosa e nel 1984 la firma delle Intese stabilirà la regolamentazione dei rapporti con lo Stato.
Il cardinale Bergoglio conosce molto bene il contesto valdese avendo avuto un lungo e fraterno rapporto con il pastore valdese Norberto Berton a Buenos Aires con cui si incontrava a pranzo una volta il mese (dal 1856 per effetto dell’emigrazione una serie di comunità valdesi si sono formate nella regione del Rio de La Plata in Uruguay e Argentina). E’ certamente per questa dolorosa e lunga storia di persecuzione, emarginazione, conversioni forzate ed esilio, spargimenti di sangue e stragi che papa Francesco ha pronunciato con commozione e umiltà la richiesta di perdono, dimostrando prima di tutto una profonda sensibilità umana e suscitando certamente pari emozione in chi ha seguito la cerimonia anche in TV come me e in particolare nei cattolici e nei valdesi seduti nelle prime file del tempio di Torino che da anni hanno operato in silenzio e in spirito di comunione per questo incontro. Questo gesto non può cancellare i tragici eventi storici del passato, ma ci apre ad una prospettiva nuova per l’intensificazione della collaborazione in ambito sociale e assistenziale, vedi la piena condivisione delle iniziative a favore dei rifugiati e dei richiedenti asilo, e per proseguire il dialogo ecumenico nella reciproca conoscenza con sincerità e umiltà sotto la guida dello Spirito di Dio e per testimoniare l’Evangelo.

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