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E’ MORTO MONSIGNOR LEPORATTI

La Diocesi di Pistoia in lutto per la morte di Mons Leporatti.

Monsignor Leporatti aveva compiuto da poco 94 anni. Era canonico della Cattedrale ed è stato Arciprete fino al 2013. Ha svolto il proprio ministero sacerdotale nella nostra Diocesi, dapprima a Orbignano, poi alla Basilica della Madonna dell’Umiltà e infine in Cattedrale.
Uomo di grande cultura, sia teologica che filosofica, riteneva la carità intellettuale la sua nota preferenziale, col proposito di incontrare “l’uomo di oggi nella sua vocazione di sempre”. Si è dedicato alla formazione spirituale e culturale, sia come insegnante in Seminario e nella scuola pubblica; sia come Assistente ecclesiastico di Movimenti apostolici e culturali, seguiti con passione dedizione fino agli ultimissimi anni della sua vita. Ha guidato il Comitato di San Jacopo fino al 2013. Di rilievo anche la produzione letteraria, di carattere spiccatamente religioso, dallo stile sobrio, ma elevato, come si conviene al genere. Ha collaborato a giornali e riviste, fra cui l’Osservatore Romano.

I funerali si terranno martedì 30 giugno alle 15.30 in Cattedrale.

 

Su alcune opere di Mons Mario Leporatti

 

Il Vangelo della Riconciliazione, edizioni Porziuncola, 1989.

Si tratta della trascrizione per la stampa di conversazioni per un corso di studio e di spiritualità tenuto nel 1975, anno santo. Il sottotitolo “Cristiani per il Cristianesimo”, lascia trasparire una certa vena polemica, visto che a quei tempi era di moda parlare di “Cristiani per il socialismo”. Leggiamo, nella quarta di copertina, questa nota, dettata dall’autore: <<Questo vorrebbe essere un libro –messaggio inteso a incontrare l’uomo di oggi nella sua vocazione di sempre. Il suo iter segue la via di Dio, guida il tema della riconciliazione, per giungere alla opzione fondamentale: teonomia o autonomia laicista? Bisogna scegliere. Il sottotitolo “cristiani per il cristianesimo” non è senza riferimento a motivi di attualità; da non pregiudicare però il gaudio perenne del messaggio. Un certo afflato lirico appartiene allo stile e alle convinzioni dell’autore per incontrare, ci sembra, il dinamismo vitale del cuore dell’uomo. “E l’uomo è l’essere dei due mondi … La sua prospettiva è nell’infinito e il suo corso storico è nei ridotti del tempo. Non può fare un passo più lungo della misura storica, ma può sempre correre avanti, desiderando. Le sue gesta non adeguano il desiderio, che è sempre oltre. Non c’è realismo che tenga: l’uomo potrà sempre desiderare più di quello che possa fare. Le azioni umane possono essere confinate; ma il desiderio è sempre libero. Con l’origine dell’uomo la terra si è accesa nel desiderio di un altro mondo.>>

La luce della morte – il dramma di Sant’Ambrogio, Edizioni Logos, 1991. Dalla presentazione dell’autore: <<Questo dramma è stato scritto molti anni prima della sua pubblicazione, in seguito a una lettura distesa e documentata della vita di S. Ambrogio. La stesura fu di getto e non occupò più di un mese di tempo, in momenti di fortunata serenità in spirito e in ambiente. La sua fedeltà alla storia (e alla religione) è rilevante per quanto concerne la narrazione e la presenza dei personaggi. Resta comunque un lavoro letterario, con un’andatura idealizzante. Il che, del resto, è una conseguenza naturale della scelta letteraria. Una certa istanza di attualità è, forse, latente, ma resta vera, almeno come augurio per una lettura che voglia essere puntuale ed esigente, non senza il desiderio di un messaggio aperto alla profezia. Quod est in votis.>>

In religioso ascolto – Liturgia della Parola – Anno A. Edizioni Porziuncola, 1998. Si tratta della raccolta delle omelie domenicali che furono pubblicate sull’Osservatore Romano (edizione settimanale) nell’anno liturgico 1989-1990. Dalla Nota di presentazione dell’autore: <<Il metodo seguito per la stesura ha qualcosa di nuovo e porge una certa rilevanza spirituale non senza implicazioni pastorali. Ovviamente non si possono avere pretese scientifiche, anche se la esegesi (in termini espliciti o impliciti) cerca di mettere a frutto i dati migliori offerti dagli studiosi. La ricerca letteraria non è per estetismo. Piuttosto obbedisce a un sotteso canone di rispetto: per la parola di Dio, prima di tutto; e per il lettore, subito dopo. Se si volesse meglio identificare, sarebbe forse il caso di riferirsi ad un metodo teologale. E’ il più confacente alla natura dell’opera. Direbbe puntualmente Guglielmo di Saint-Thierry, al seguito di San Girolamo: “noi non possiamo arrivare a comprendere la Scrittura senza l’aiuto dello Spirito che l’ha ispirata”. (Epistola 120) Valga come conforto e come augurio di buona lettura.>>

Il Messia –poema epico religioso, Editoriale Pantheon, 2008. Grande opera simbolica, che propone la riflessione sulla lotta fra il Bene e il Male, fra Satana e Gesù Cristo.<< Riferimento costante dell’azione drammatica è una comunità di donne di spiritualità francescana, che può trovare corrispondenza in gruppi che l’autore ha conosciuto e seguito come assistente spirituale: ma se questa costante della scena ci riporta all’età contemporanea, tutta la storia della nostra civiltà viene evocata e resa presente, attraverso molti dei suoi protagonisti più significativi. Vengono così richiamati sulla scena ed interagiscono col gruppo delle donne (le “sodali”) santi, martiri, filosofi, uomini di potere, artisti, rappresentativi delle multiformi correnti che hanno caratterizzato il fiume della nostra storia; trapassati che “tornano al punto della loro memoria terrestre, quasi fosse accordato a loro un supplemento di storia”. Ne esce così un’opera densa di significati teologici, filosofici, storico-politici, in cui ogni frase o ogni verso va letto secondo i richiami profondi di cui si fa portatore. Un’opera impegnativa, che va approfondita e meditata, va lasciata decantare per gustare ed assorbire il messaggio di fede, di speranza e di carità intellettuale di cui è portatrice: una lettura, forse, che non si lascia fruire da tutti, ma che ripaga chi ne affronta la fatica con una vera soddisfazione intellettuale: un’opera di poesia alta, anche nello stile, rivolta a bellezza e verità. L’autore mira a raggiungere una visione sintetica, in cui gli eventi, i personaggi, i commenti del coro e dei protagonisti, suggeriscono una lettura teologica della storia, nella prospettiva del superamento della storia stessa: in una visione in cui, per usare l’espressione di San Paolo, “in Cristo sono state ricapitolate tutte le cose”, quelle del Cielo e quelle della terra. E proprio al centro del poema troviamo la rappresentazione teofanica della Trasfigurazione, come in un’azione di teatro nel teatro, affidata alla regia del grande Raffaello, in cui tutto e tutti stanno ai piedi del Signore, in un tripudio di luce, perché “ragione ultima della storia non è l’armonia del cosmo, ma la comunione e la glorificazione dei santi, eletti in Cristo, per la gloria di Dio”>> (Commento mio, da La Vita del 2 Novembre 2008).

Ricordo del Convegno di Cultura Maria Cristina di Pistoia
Noi del Convegno di Cultura Maria Cristina di Savoia ricordiamo con dolorosa tenerezza e profondo rimpianto monsignor Mario Leporatti, nostro assistente “storico”. Lo ricordiamo per l’attaccamento affettuoso con cui ha seguito da sempre, immancabilmente, le nostre riunioni anche quando era sofferente per il precario stato di salute e anche quando non era personalmente coinvolto.
Lo ricordiamo per la sua fede senza ombre, per la sua cultura senza limiti, grazie alla quale ci ha accompagnato nel difficile cammino dell'”intelligo ut credam”, sostenendo la nostra fede talvolta fragile e le nostre conoscenze spesso lacunose o errate. Ciascuna di noi lo ricorda con rimpianto perché anche personalmente ci ha sorretto non solo nei dubbi culturali e di fede, ma nelle difficoltà spirituali e di vita, offrendoci la sua esperienza personale, la sua saggezza, il suo buon senso, il suo affetto quasi di padre. Per tutto questo lo rimpiangiamo e lo ricordiamo con profonda gratitudine.

MONS LEPORATTI
Ricordo Don Mario (così amichevolmente lo chiamavamo) quando, giovane sacedote e Cappellano alla Basilica della Madonna dell’Umiltà, fu npminato dal Vescovo Mons. Mario Longo Dorni vice-assistente diocesano della Gioventù Femminile di Azione Cattolica e quindi delle riunioni con lui per per organizzare e decidere le varie iniziative.
Credeva in questa Associazione -erano gli anni ’50- credeva nel suo programma.

formativo atto a preparare laici autenticamnte cristiani,testimoni del Vangelo in ogni ambiente, intravdendo così quelle che sarebbero state le definizioni del Concilio.
Fedelissimo ai suoi impegni ,presente costantemente a dettare le meditazioni nei vari ritiri ed Esercizi Spirituali con quella profonda cultura che lo distingueva e con quelle parole convincenti che derivavano dalla sua adesione al Vangelo nella sua interezza e radicalità.
Questo stile lo ha contraddistinto nsempre nei successivi incarici in Azione Cattolica di cui fu successivamente Assistente Diocesano quando i rami furono riuniti in in’unica associazione e contemporaneamente Assistente Regionale.
Molti,compresi gli organismi centrali avevano conosciuto la sua ricchezza interiore, le sue capacità intellettive,la sua determinazione nel condurre al Signore tutti quelli che con lui collaboravano indicando la strada retta con piene fedeltà alla Chiesa.
Poteva apparire “rigido”, ma chi lo avvicinava trovava in lui ascolto , comprensione e consiglio.
Si può definire perciò un vero maestro di spirito che sapeva trasmettere questa spiritualità col suo sorriso, co la sua gentilezza , con disponibilità.
L’ Azione Cattolica locale e regionale deve molto a Mons. Mario Leporatti  per aver saputo interpretare le istanze di quella società che stava preparandosi al protagonismo dei laici nella Chiesa cui seppe dare un prezioso contributo.
Ciao Don Mario! Ti ricordiamo con affetto e stima, inattesa diritrovarci in cielo.

Tommasina Caselli Mandorli

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