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È MORTO DON FRANCESCO PIERACCINI. IL RICORDO DEI PARROCCHIANI

Mercoledì 25 Maggio è tornato alla casa del Padre Mons. Francesco Pieraccini.

Sacerdote dal 1956 – avrebbe celebrato tra poco il sessantesimo di ordinazione – è stato parroco di Mastromarco (Lamporecchio) per oltre cinquant’anni.

I funerali avranno luogo venerdì  27 maggio alle ore 15.00 nella Chiesa di Santa Teresa del Bambino Gesù di Mastromarco.


Pubblichiamo di seguito un ricordo di don Pieraccini.

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60 anni, quasi 60 anni di sacerdozio di vita dedicata agli altri.

Don Francesco nato ad Agliana nel 1930 ha “cantato messa” il 29 giugno 1956 ordinato da Mons. Longo Dorni. Dopo sette mesi come cappellano a Ponte di Serravalle è diventato parroco per cinque anni a Pianosinatico – Rivoreta e il 24 settembre 1962 è arrivato a Mastromarco.

Un faro illuminante e instancabile per 53 anni. Ha fatto crescere una comunità molte volte difficile negli anni incerti e tormentati del risveglio economico e sociale. Rispettoso delle istituzioni non è mai sceso a compromessi sulle idee, ha rinunciato spesso al consenso della gente per mantenere integra la sua visione.

Il Priore, come tutti lo chiamavano, era uno di famiglia; un parroco presente, attento ai bisogni di tutti. Un vero esempio evangelico, sempre prodigo di consigli e di suggerimenti, ma anche di critiche costruttive anche se a volte taglienti.

Collaborando con la zia Viola e soprattutto la sorella Maria ha dato vita alla prima forma di asilo per i più piccoli nei locali della canonica. Si è dedicato quindi all’insegnamento religioso nella Scuola Media (come si diceva allora) di Lamporecchio. Senza mai un periodo di riposo, di svago di meritate ferie, ha portato avanti la spiritualità del Paese. D’estate, quando tutti sono a riposo, accompagnava i disabili della fondazione MAIC al mare, alla Casa Estiva di Ronchi vicino Massa.

Alla fine degli anni settanta ha letteralmente costruito la Chiesa in Cerbaia, nonostante le tante difficoltà e resistenze.

Certamente tutti avremo un ricordo legato a lui, una visita, una carezza, un “pizzicotto” sulla guancia, uno scappellotto, una “brontolata” da raccontare. Io personalmente, ne ho davvero tante. Era un grande prete, un grande uomo per tutti noi, un “padre” che ha condotto la sua, la nostra, Parrocchia. Adesso non possiamo che sentirci smarriti ma sono sicura che scrutando nel nostro cuore troveremo la forza di agganciarci all’esempio e alla memoria di chi, con umiltà e con amore, si è messo a disposizione. Di chiunque avesse bisogno.

Un uomo resistente alle prove, alle malattie che lo hanno accompagnato nella sua vita, che nonostante tutto è andato avanti, seminando e raccogliendo. Nella sua comunità sono nati infatti più gruppi di preghiera, il gruppo giovanile de I Giullari a cui lui ha dedicato soprattutto i suoi ultimi anni, orgoglioso del gruppo di giovani che anima la Parrocchia.

Uomo dai molteplici interessi oltre che uomo di Chiesa, si dedicava anche al ciclismo e al calcio. Ci ricordiamo tutti di quando suonava le campane a festa per le vittorie dei nostri compaesani sportivi. Predicare, pregare e confessare sono state le modalità per incontrarsi e relazionarsi con la gente, ma anche prendere parte alle gioie sportive e, non solo, della comunità: la grandezza del suo sacerdozio è tutta qui, gesti ripetuti umilmente ma con fedeltà, fino all’ultimo respiro, con la stessa dedizione di un padre con i propri figli. E noi, così ci siamo sentiti, figli numerosi e amorevoli di Don Francesco.

Monia Leone

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