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DOMENICA 22 SI CELEBRA LA 10° GIORNATA PER LA CUSTODIA DEL CREATO

Domenica 22 novembre la Diocesi di Pistoia celebrerà la 10° Giornata per la custodia del Creato. L’appuntamento, generalmente fissato per il 1° settembre, nella nostra Diocesi è stato posticipato e sarà celebrato a livello parrocchiale. Ogni comunità proporrà momenti di preghiera, di riflessione, di festa e approfondimento sul tema dell’ambiente.

La Chiesa Italiana ha indirizzato ai fedeli una lettera con alcune indicazioni (scarica quiE’ anche disponibile un sussidio con preghiere e riflessioni). La celebrazione di questa giornata, dedicata al tema “Un umano rinnovato, per abitare la terra, si colloca in un momento particolarmente significativo della Chiesa nazionale e universale, come precisa la Lettera CEI: “Quest’anno, a dare un particolare significato alla Giornata per la custodia del creato, vengono a convergere tanti elementi, a partire dall’Enciclica Laudato si’ che Papa Francesco ha dedicato alla questione ambientale. Assume poi un forte rilievo il 5° Convegno Ecclesiale Nazionale (“In Gesù Cristo, il nuovo umanesimo”, Firenze, 9-13 novembre 2015), così come il Giubileo della misericordia che si aprirà l’8 dicembre 2015. Uno sguardo credente cercherà di cogliere nei momenti evidenziati i legami che lo Spirito intesse, con una lettura in profondità dei segni dei tempi, secondo l’indicazione formulata proprio cinquant’anni fa dalla Costituzione conciliare Gaudium et spes. In questa direzione, vorremmo riscoprire in questo Messaggio una ‘sapienza dell’umano’, capace di amare la terra, per abitarla con sobria leggerezza“.

In occasione di questo appuntamento ecclesiale abbiamo rivolte alcune domande a Alfonso Cauteruccio, presidente dell’associazione Greenaccord per aiutarci a conoscere meglio l’enciclica di Papa Francesco Laudato Sì.

Greenaccord è un’Associazione Culturale, di ispirazione cristiana e senza fini di lucro, nata per stimolare l’impegno di tutti gli uomini di buona volontà di qualsiasi credo o confessione religiosa, sul tema della salvaguardia della natura. Greenaccord si impegna particolarmente a sensibilizzare l’informazione sulle problematiche ecologiche. Per conseguire tali finalità ha dato vita al “Forum Internazionale dell’Informazione” all’interno del quale possano svilupparsi un confronto ed una discussione tra giornalisti di tutto il mondo che si occupano di temi ambientali, nonché altre iniziative a carattere permanente che intendono favorire i contatti tra gli operatori dell’informazione per costituire una rete comunicativa, partecipativa e di solidarietà anche attraverso internet.

AlfonsoIn vista della prossima giornata per la salvaguardia del creato siamo invitati a leggere o rileggere l’enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco. Il documento presenta numerosi spunti di riflessione, qual è tuttavia, a suo avviso, il contributo fondamentale che ci offre?

L’enciclica Laudato si’ rappresenta una novità assoluta nella vita della Chiesa sia perché è dedicata ad un unico tema sia perché ne affronta ogni aspetto dandone una visione unitaria e completa. Si tratta di un testo che si legge facilmente e appassiona perché ognuno può trovarci i propri stili di vita e le abitudini radicate da modificare, da “convertire” secondo una logica di armonia con il creato intero, umanità compresa. Papa Francesco stigmatizza alcuni modi di fare molto diffusi anche tra i credenti: “dobbiamo anche riconoscere che alcuni cristiani impegnati e dediti alla preghiera, con il pretesto del realismo e della pragmaticità, spesso si fanno beffe delle preoccupazioni per l’ambiente. Altri sono passivi, non si decidono a cambiare le proprie abitudini e diventano incoerenti. Manca loro dunque una conversione ecologica, che comporta il lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che li circonda. Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana” (n. 217). Occorre dunque che i cristiani si prendano cura dell’ambiente e siano attivi e responsabili.

Nella Laudato si’ Papa Francesco pone un interrogativo impellente: “Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?” Di fronte alla rovina della nostra “casa comune” cosa manca ancora per prendere pienamente consapevolezza delle soluzioni da percorrere?

Un’altra novità interessante dell’enciclica è che viene presentata la questione ambientale anche dal punto di vista scientifico senza scegliere, ad esempio sul tema dei cambiamenti climatici, le posizioni che li negano o li relativizzano. Ritengo che tale scelta sia dovuta, appunto per rispondere all’interrogativo che ci poniamo tutti: cosa sarà dei nostri figli, dei nostri nipoti, delle generazioni future? Che pianeta lasceremo loro in eredità? Bisogna partire dalla considerazione che il futuro non ha memoria e quindi parliamo di un processo mentale difficile. Considerare nell’agenda politica ciò che avverrà in futuro – la politica vive del presente e spesso è dettata da ciò che accade – significherebbe progettare e pianificare il nostro modello economico, per indirizzarlo verso nuove modalità che rispettino il creato e che spesso non riscuotono grande interesse negli elettori, più interessati a ottenere tutto e subito. Per “forzare” le scelte politiche non resta che la pressione che i cittadini, come singoli e famiglia umana, possono esercitare sui loro rappresentanti affinché guardino lontano e siano lungimiranti.

L’enciclica è rivolta a tutti gli uomini. Quale contributo possono dare le religioni “nella cura della casa comune”?

Il Papa, seguendo un itinerario nuovo e lungimirante, affida l’enciclica alla considerazione di tutti: credenti e non credenti, cristiani e non cristiani. Già nel 2004 i Vescovi europei, nell’incontro di Namur, consideravano che la tutela del creato è una grande via di ecumenismo e dialogo interreligioso perché va oltre ogni credo politico, religioso o sociale e interessa tutta la grande famiglia umana. Quando il Papa nel titolo inserisce “della cura della casa comune”, intende dire che la casa comune è una soltanto, non ne abbiamo una di riserva. Ecco, allora, che le religioni assumono una veste nuova diventando promotrici di uno sguardo rinnovato al creato, ripensando la formazione, attuando azioni concrete, realizzando opere e gesti simbolici: un pannello solare su una parrocchia, su una sinagoga o su una moschea non è un semplice pannello solare, è un simbolo.

Papa Francesco sottolinea il forte legame tra lo sfruttamento e l’inquinamento del creato e la cultura dello scarto che rifiuta o marginalizza i poveri e i deboli. Sembra che non ci sia un’adeguata considerazione del creato senza un’adeguata considerazione dell’uomo. Cosa può suggerirci in merito?

Il Papa sa bene che l’ecologia è strettamente legata al tema della carità e della giustizia. È provato che il problema ambientale incide maggiormente sui più poveri. Si pensi ai profughi costretti a spostarsi per la desertificazione, per la mancanza di cibo o di acqua, per le condizioni climatiche impossibili. Si pensi ai disastri ambientali che colpiscono prevalentemente le aree del sud del mondo e le zone abitate dai più poveri. L’enciclica chiarisce, quindi, che adoperarsi per la tutela del creato significa adoperarsi anzitutto per l’uomo, allo stesso modo di una mamma che cucinando o stirando i panni dei figli, anche senza essere fisicamente insieme a loro, lavora con medesimo amore per essi.

Quale potrebbe essere l’impegno della Chiesa particolare (parrocchie, movimenti, associazioni…) in merito a queste problematiche ecologiche?

Greenaccord ha suggerito di creare in ogni singola parrocchia alcune “sentinelle del creato”. Giovani formati appositamente per essere pungolo all’interno della parrocchia e favorire l’inclusione della teologia del creato nella vita pastorale, ma anche, all’esterno, per essere “guardiani” del territorio, proporre azioni concrete, segnalare dei guasti o delle criticità. Questo potrebbe essere un modo per attualizzare concretamente l’enciclica. Comunque, oltre alla parte formativa, che dev’essere preminente, deve concretizzarsi una linea d’azione. Ad esempio, la diocesi di Roma, ha stipulato un accordo con la municipalizzata che si occupa dei rifiuti finalizzato alla presenza in parrocchia di contenitori per la raccolta di rifiuti speciali quali, ad esempio, le pile, le medicine scadute, toner e cartucce, olio fritto ecc. Le parrocchie diventano così delle “isole ecologiche”, cioè dei luoghi che testimoniano che ci si prende cura del creato anche quando si va per pregare.

Dalla stampa abbiamo appreso un importante appuntamento nazionale promosso da Greenaccord a Rieti: di cosa si tratta?

Dal 18 al 20 novembre terremo il dodicesimo forum internazionale della stampa a Rieti sul tema “Clima, ultima chiamata”. L’argomento sarà quindi quello dei cambiamenti climatici a pochi giorni dall’inizio del vertice mondiale che si terrà a Parigi. Vogliamo contribuire a far sapere al mondo che non c’è più tempo, che bisogna agire subito. L’umanità intera confida che i risultati del vertice parigino non siano scarsi come quelli delle precedenti Conferenze, ma siano incisivi per contenere gli effetti negativi dovuti al riscaldamento del pianeta. Questo impegno lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo alla terra che, come dice la Bibbia, ”grida” il proprio malessere, lo dobbiamo alle generazioni future. Il Papa chiude l’enciclica dicendo che la sua è stata una riflessione drammatica e gioiosa insieme. Non è un ossimoro. Il Papa sa bene che le previsioni sono molto fosche e preoccupanti, ma sa anche che la dimensione comunitaria può concretizzarsi in un’azione comune che vede tutti ma proprio tutti cooperare gioiosamente per un fine così bello e nobile.

Daniela Raspollini

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