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BEATIFICAZIONE DI MONS. PIO ALBERTO DEL CORONA

A San Miniato, nella Chiesa di San Francesco, Sabato 19 settembre alle ore 10 avrà luogo la beatificazione di Mons. Pio Alberto del Corona, alla quale parteciperà anche Mons. Fausto Tardelli vescovo di Pistoia.

Michael Cantarella, addetto stampa della diocesi di San Miniato e componente del Comitato per l’organizzazione della cerimonia di beatificazione, ci presenta questo momento significativo della Chiesa Toscana.

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Un anno fa il Vescovo Fausto annunciò alla diocesi di San Miniato con profonda commozione la notizia della tanto attesa beatificazione del venerabile Servo di Dio Mons. Pio Alberto del Corona.Ti ricordi quel momento?

Fu davvero un momento molto particolare. Non capita spesso, soprattutto in diocesi piccole come la nostra, di poter vivere una beatificazione. Un evento che assume carattere storico perché è la prima fuori il territorio fiorentino ed è il primo vescovo toscano che viene iscritto nel numero dei beati in epoca recente.

Mons. Tardelli in quel periodo poté vedere conclusa finalmente la causa di beatificazione ed annunciarla alla diocesi di San Miniato. Qui tornerà per il  triduo di preparazione e per la cerimonia di beatificazione il 19 settembre. In attesa dell’evento come si è preparata la Chiesa di San Miniato?

In questi giorni si sta celebrando un triduo di preparazione che ha coinvolto tutta la diocesi. Molte sono state le iniziative, soprattutto a livello parrocchiale, di approfondimento e di meditazione sulla straordinaria figura di Mons. Del Corona. Il patrimonio che ereditiamo da lui è enorme: centinaia di pubblicazioni, di articoli e meditazioni che sono attuali e molto profonde.

Sabato è prevista la presenza del prefetto della Congregazione della Cause dei santi?

Sì, la Santa Messa di beatificazione verrà presieduta dal card. Angelo Amato, delegato Pontificio e Prefetto della Congregazione e concelebrata dai vescovi toscani.

Sabato 19 settembre la cerimonia sarà trasmessa in diretta su TVL Pistoia così anche il popolo pistoiese potrà seguirà questo evento storico.

Sì, anche le persone che non potranno essere in San Miniato potranno seguire da casa tutta la cerimonia. D’altra parte abbiamo deciso di collaborare con TVL perché è visibile perfettamente anche nel territorio diocesano e in gran parte della Toscana. Basterà sintonizzarsi, alle ore 10,  sul canale numero 11 del Digitale Terrestre.

Mons. Del Corona è stato vescovo di San Miniato per 32 anni dal 1875 al 1907. Durante quel periodo gli sono state riconosciute già alcune grazie. Per la beatificazione il Vaticano, inoltre, ha firmato il decreto che riconosce la guarigione miracolosa avvenuta per sua intercessione. Di che si tratta?

Alcune guarigioni sono state ottenute per intercessione del Vescovo durante la sua vita. Due suore dell’Asilo fondato da Mons. Del Corona, malate rispettivamente di emottisi e di polmonite, guarirono istantaneamente dopo che il vescovo lo aveva loro ordinato per la santa obbedienza. La superiora dell’Asilo, suor Elena Buonaguidi, si rimise da una grave malattia dopo che Mons. Del Corona aveva celebrato la Messa nella cappella accanto alla sua stanza. La signora Virginia Torracchi, moglie del medico curante dall’Asilo, si ammalò per un tumore non operabile all’intestino, ma per le preghiere del Beato il tumore sparì con grande meraviglia dei medici.

Dopo la morte di Mons. Del Corona, la sua fama di santità ebbe una rapida diffusione e si moltiplicarono anche le guarigioni inspiegabili, spesso legate alla venerazione delle sue reliquie.

È il caso di una suora di Firenze, in fin di vita per una polmonite doppia, che guarì rapidamente dopo essersi messo sul petto uno zucchetto violaceo del Beato. Anche una donna di Firenze che aveva appena dato alla luce un figlio, colta da pleurite e flebite, ricevette lo zucchetto vescovile di mons. Del Corona e superò entrambe le malattie. Il miracolo che però ha permesso la beatificazione è dovuto alla guarigione immediata di una suora dalla coliciste al fegato.

Qual è la sua eredità spirituale? Mons. Del Corona ha anche fondato una congregazione religiosa.

L’eredità spirituale di Del Corona è enorme, ma ancora tutta da scoprire. Sicuramente la fondazione della Congregazione delle Suore Domenicane dello Spirito Santo, ancora attive oggi a Firenze, e le sue tante lettere pastorali e meditazioni, sono un tesoro da custodire. Quasi un catechismo diocesano, che fuori dal tempo e dal chiasso del mondo, ci richiama all’essenziale, agli insegnamenti del Vangelo.

Potresti fare una breve sintesi biografica del Beato?

Del Corona nacque a Livorno, nel quartiere della Venezia il 5 luglio del 1837 da un’umile famiglia di commercianti. A 17 anni poi, avvertì la vocazione, ispirata e confermata davanti la Madonna di Montenero. Il giovane Alberto quindi, entrò nel monastero domenicano di San Marco a Firenze nel 1854. Fin da giovanissimo dimostrò le sue particolari doti di mitezza e di amore per la Chiesa e per le Sacre Scritture. Fervente studioso delle opere di San Tommaso d’Aquino è stato autore di oltre 300 pubblicazioni tra opuscoli, saggi e articoli sui settimanali, molti dei quali dedicati al suo amore filiale per la Madonna. A lui e a suor Elena Buonaguidi si deve la fondazione della Congregazione delle Suore Domenicane dello Spirito Santo, ancora presente e attiva in via Bolognese a Firenze. Fu Vescovo di San Miniato dal 1875 al 1906.

In sintesi, quale potrebbe essere oggi il messaggio di Mons. Del Corona?

A noi laici Del Corona, o il «Vescovo Bianco», come mi piace definirlo proprio per il fascino dell’abito domenicano, ha lasciato un messaggio che già per la fine dell’Ottocento era controcorrente: vivere concretamente la Parola di Dio e confidare serenamente nella sua Provvidenza e infinita bontà.

(Daniela Raspollini)

Per Saperne di più:

http://www.sanminiato.chiesacattolica.it/cci_new/s2magazine/index1.jsp?idPagina=42358

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