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ACCOMPAGNARE OGNI FAMIGLIA: IL RUOLO DELLA DIOCESI ALLA LUCE DI “AMORIS LAETITIA”

A pochi mesi dalla pubblicazione dell’Esortazione apostolica sulla famiglia Amoris Laetitia di Papa Francesco abbiamo incontrato Lorella Dolci e il marito Alessandro Vannucci, i nuovi corresponsabili dell’Ufficio per la Pastorale Familiare della Diocesi.  

Quali novità presenta il documento di Papa Francesco? Cosa vorreste evidenziare in proposito?

Innanzitutto io e mio marito Alessandro ringraziamo il nostro Vescovo, Monsignor Tardelli, per averci chiamato a questo impegno che accogliamo con gioia pur consapevoli dei nostri limiti e della necessità di affidarci totalmente allo Spirito Santo che guidi e illumini il nostro cammino. Insieme a Don Roberto Breschi e ad Andrea Villa e Irene Ginanni, membri dell’equipe diocesana di Pastorale Familiare, speriamo in un fruttuoso cammino di discernimento sulle necessità più urgenti nell’ambito familiare della nostra diocesi.

Amoris Laetitia offre contenuti e stili che incoraggiano a rivisitare le diverse tappe della vita familiare, ma anche le tante relazioni che crescono attorno alla famiglia. Amoris Laetitia ci chiede di rinnovare la proposta cristiana come buona notizia per la famiglia! Tre verbi: accompagnare, discernere e integrare e un imperativo: Integrare tutti! Perché ognuno si senta oggetto di di una misericordia immeritata, incondizionata e gratuita.

Oggi la famiglia ha bisogno dello sguardo accogliente di un Dio che sorride e questo è ciò che offre l’Amoris Laetitia. Il Papa stesso consiglia di non fare una lettura affrettata dell’esortazione, sarà dunque nostro impegno leggerla e rileggerla a fondo da soli, in famiglia, nelle comunità parrocchiali ma sempre con l’ottica dell’amore.

Presentando l’Esortazione Amoris Laetitia il Vescovo Tardelli scrive: “Oggi più che mai c’è bisogno di annunciare la misericordia di Dio in particolare alle famiglie. Più che mai se ne deve parlare ma sopratutto testimoniarla, perchè in giro c’è tanta gente che sta male!”

Qual è la vostra esperienza in parrocchia? Quali sono le ferite più diffuse nelle nostre famiglie?

Sono tante le famiglie ferite che vivono un momento, più o meno lungo, talora duraturo, di grande difficoltà, di sofferenza, di disagio.

Sono famiglie provate da un grave lutto, o toccate dalla crisi economica perdurante nel nostro paese; famiglie che convivono con la difficile e talora drammatica maturazione dei loro figli o al cui interno la relazione di coppia ha perso il suo smalto originario, dove i coniugi non si capiscono più, o non riescono più a costruire ogni giorno quel “noi” che la vocazione matrimoniale comporta. Ci sono coniugi che pensano seriamente a separare i loro percorsi esistenziali o che già con il divorzio ed un eventuale secondo matrimonio vivono un nuovo rapporto affettivo.

Nelle nostre famiglie se un membro è ammalato o soffre di un disagio, tutta la famiglia gli si stringe attorno. Ora, se la parrocchia è “una famiglia di famiglie”, come a ragione la si definisce, come può non stringersi attorno e prendersi cura delle “famiglie ferite” presenti al suo interno?

Tutta la comunità cristiana è chiamata ad una fraterna e attenta accoglienza nell’amore e nella verità, delle famiglie ferite, ma in particolare le coppie di sposi cristiani che vivono pienamente la bellezza del matrimonio possono essere testimoni credibili della fiducia in Dio con la quale si può affrontare tutto!

Nella mia parrocchia la presenza di gruppi famiglie, oltre ad essere una preziosa opportunità di crescita e formazione spirituale, rappresenta anche un luogo privilegiato di condivisione e di scambio. Spesso all’interno del gruppo si affrontano le difficoltà delle famiglie, cercando di offrire aiuti materiali o spirituali soprattutto non condannando, non giudicando, non escludendo nessuno.

In Amoris Laetitia si ritrova l’invito pressante ed esigente di Papa Francesco ad assumere con generosità la cura pastorale delle famiglie, in particolare quelle segnate dalla fragilità. Quali indicazioni suggerisce il Papa? Di fronte ad una famiglia in crisi ..da dove credete che convenga ripartire?

La presenza nelle nostre comunità di tante persone separate, divorziate o risposate domanda un’attenzione pastorale non minore di quanto richieda l’accompagnamento dei fidanzati o dei giovani sposi. Sono convinta che la pastorale familiare oggi deve essere capace di proporre progetti coraggiosi di santità alle nostre famiglie, ma deve anche chinarsi con cura e trasmettere la tenerezza di Dio sulle situazioni di sofferenza; anzi, deve entrare in queste situazioni, abitarle senza paura di contaminarsi, per cogliere in esse quel filo sottile della presenza di Dio che salva, rendendo feconda la sofferenza. Più volte Papa Francesco ha richiamato il dovere che la Chiesa ha di andare a cercare le persone nelle periferie, ai margini della vita “normale”, tra coloro che vivono un senso di fallimento e di abbandono, il dovere di accompagnare con amore queste persone.

Dietro ogni matrimonio in crisi o fallito c’è sempre un percorso di grande sofferenza; quando una persona arriva alla separazione, vi arriva sempre logorata da sofferenze e da tentativi vani. E di fronte alla sofferenza non dobbiamo mai metterci in una posizione di giudizio, ma anzitutto di ascolto e di condivisione. Ogni situazione è complessa e non può essere capita “al volo”: chi ci sta davanti ha bisogno di ascolto e di comprensione prima ancora che di consigli. Chi vive una situazione di difficoltà o di fallimento matrimoniale ha diritto di vedere in colui a cui si confida (sacerdote o laico) non tanto il difensore di un ordine morale costituito, ma un padre o un fratello che cerca di capire la situazione, che si sforza di leggere “dall’interno” il problema mettendosi insieme davanti a Dio che ama e vuole il vero bene della persona.

È necessario pertanto accostarsi a tutte le situazioni di sofferenza coniugale o familiare “in punta di piedi”: con una grande disponibilità ad ascoltare, con il desiderio di capire e con il desiderio di essere solidali. Ogni situazione non va presa genericamente come “un caso” ma va letta come “la storia di una persona”. Nessuno può essere dispensato dalla fatica del discernimento, dalla responsabilità verso la verità del Vangelo e verso le singole persone. Principio generale affermato dal Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in Italia è quello della “carità nella verità”: “Come Gesù ha sempre difeso e proposto, senza alcun compromesso, la verità e la perfezione morale, mostrandosi nello stesso tempo accogliente e misericordioso verso i peccatori, così la Chiesa deve possedere e sviluppare un unico e indivisibile amore alla verità e all’uomo: la chiarezza e l’intransigenza nei principi e insieme la comprensione e la misericordia verso la debolezza umana in vista del pentimento sono le due note inscindibili che contraddistinguono la sua opera pastorale”.

“Carità” dice attenzione alla persona e alla complessità delle sue vicende personali, spesso attraversate da difficoltà che dall’esterno non possono essere pienamente comprese; “verità” dice attenzione al significato di una scelta fondamentale che quella persona ha compiuto consapevolmente e al valore del Sacramento. Nell’ultima sezione del capitolo ottavo dell’A.L. Papa Francesco ribadisce che «Comprendere le situazioni eccezionali non implica mai nascondere la luce dell’ideale più pieno né proporre meno di quanto Gesù offre all’essere umano. Oggi, più importante di una pastorale dei fallimenti è lo sforzo pastorale per consolidare i matrimoni e così prevenire le rotture» (n.307). Ripartire da Cristo e non lasciarsi sedurre dalla «prospettiva ingenua che, di fronte alle grandi sfide del nostro tempo, possa esserci una formula magica». Dai giovani, dunque, dai fidanzati dobbiamo ripartire per infondere in essi la convinzione che non una formula ci salverà, ma una Persona.

Nell’immediato vi sono alcune priorità pastorali da applicare?

Nell’immediato, seguendo gli Orientamenti Pastorali per il triennio 2016/2019 del Vescovo Monsignor Tardelli e anche le indicazioni dell’Amoris Laetitia abbiamo individuato delle priorità pastorali da applicare.

Primo obiettivo: curare con particolare attenzione la preparazione dei fidanzati al matrimonio creando un sussidio pastorale destinato ad essere un strumento di preparazione al matrimonio per tutti coloro che,in diocesi, se ne fanno carico.

Secondo obiettivo : percorso di accompagnamento annuale per giovani coppie di sposi sul tema della Amoris laetitia curato dalla equipe diocesana di Pastorale familiare all’interno della comunità pastorale del centro storico ma aperto a tutti.

Riteniamo obiettivo importante anche quello di creare un’equipe di lavoro convinti della necessità di una formazione e riqualificazione degli operatori di pastorale familiare attraverso la fondazione di un progetto formativo stabile.

In un mondo in cui prevale la cultura del “provvisorio” e in cui si diffonde una mentalità individualistica che mina la scelta del dono di sè a tutti i livelli, l’istituto stesso del matrimonio, con il suo patrimonio di valori sembra essere in discussione…

Tante coppie di sposi e genitori, in un simile contesto, ogni giorno testimoniano la bellezza del Vangelo del matrimonio e della famiglia annunciano che il matrimonio è una vita piena e degna di essere vissuta.

Mentre i matrimoni sono in calo continuo, aumentano le coppie in crisi o i casi di separazione o divorzio, vale ancora la pena sposarsi.. e sposarsi in Chiesa?

In Chiesa non ci si sposa per caso, ma per rispondere alla chiamata di Dio, personale e di coppia, a vivere l’amore come una strada di santità e un servizio al bene comune della società.

Per questo il Matrimonio,come simbolo dell’amore di Dio verso noi, “è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento”. Sacramento che rimane centrale nella vita quotidiana di chi cerca di vivere in Cristo il proprio amore.

Daniela Raspollini

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