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A QUARRATA UN PRESEPE SPECIALE

Riceviamo e pubblichiamo volentieri..

Ci siamo anche noi dell’OAMI all’inaugurazione delle rassegna dei presepi al polo tecnologico Quarratino dell’8 dicembre. E tanto per volare bassi diciamo subito che trattasi di capolavoro…

Chi siamo?

Tecnicamente una comunità-alloggio per la cura dell’handicap psico-fisico in quel di Quarrata, dice la legge.
Ma visti da dentro siamo molto di più, dico io: siamo la cosa più bella e più difficile al mondo, una famiglia, e per non farci mancare nulla anche e insieme un accogliente porto di mare. Se c’è qualcuno che non sa dove andare, cosa fare di bello e di nuovo, o con chi piangere, viene da noi.
Entrando non gli succederà niente di miracoloso, tranne che i nostri ragazzi sapranno dare misura al suo dolore privato o alla sua voglia di dividere il cuore con noi, portandoselo in giro per mano per tutta la struttura. Sanno dare lo spazio che là fuori gli viene negato, felici di ospitarlo.
Spesso i dolori fanno amicizia tra loro e si trasformano in risate, e i più profondi, quelli che sanno appena affacciarsi alle porte senza avere il coraggio di entrare, almeno in sollievo.
E che nessuno venga a dirmi che questo non è un miracolo. Non a me, a cui è stato spiegato che occhi ciechi che vedono o zoppi che camminano possono essere frutto di sinapsi improvvise nel cervello, ma che questi miracoli del tutto inspiegabili ho visti invece accadere sotto i miei occhi.
E più di una volta.

Quando Don Nardi fondò le case OAMI, voleva dare famiglia a dei disabili che non ce l’avevano, ma sapeva che sarebbero stati capaci di inventarsela fra loro. Era già un’idea rivoluzionaria allora, ma non poteva immaginare che questa assurda famiglia agli occhi del mondo sarebbe potuta diventare anche un esempio in un tempo in cui tutti i legami, sociali, familiari e civili sono stati scientificamente spezzati e che la famiglia OAMI sarebbe così diventata un modello per quelle al di fuori al suo cancello. Quelle normali.

Nel pieno centro di città viviamo così, molto tranquillamente  e sgangherati il giusto, proprio sotto il campanile della nostra Parrocchia, fra un prete che ha il solo difetto di perdonarci tutto in anticipo purché abbia un sospetto d’amore su quel che facciamo, ed un Comune generoso di attenzioni senza formalità, che quando gli uffici hanno ormai chiuso basta alzare il telefono o andare al bar di piazza per risolvere con il Sindaco, come nella più civile tradizione toscana dal Medioevo in poi.
Normalissimi dicevo, a parte qualche acciacco fisico o mentale qualche volta vistoso perché ha bisogno di carrozzina al seguito, eppure nessuno è più avanti di noi. Perché trovatemela un’altra famiglia allargata più silenziosamente radicale di ogni proclama laico sulla stampa di moda, eppure di serena ispirazione cattolica: e ciliegina sulla torta, proprio ai tempi di Papa Francesco.

Abbiamo di certo un Dio spiritoso che alla funzione primaria dell’OAMI ne ha così voluta aggiungere una futura, prevedibile solo ai suoi occhi. Un po’ come fece con una certa Famiglia di Nazareth talmente fuori da ogni schema socialmente e legalmente accettabile da finire in una notte di viaggio confinata in una grotta da pastori, e lei doveva pure partorire. Un po’ di paglia rimediata per parare il freddo e via, concessa magari dai vicini per dei poveracci il cui ricordo sarebbe svanito con sollievo dopo la loro partenza. Al massimo qualcuno avrebbe osservato che almeno il bambino gli era nato sano. Eppure, da due millenni, è il modello di ogni famiglia perfetta.

Mariarosa

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