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ESEQUIE CRISTIANE E CREMAZIONE. UN NUOVO DOCUMENTO DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

Papa Francesco ha voluto fare chiarezza sulle esequie cristiane attraverso il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede “Ad resurgendum cum Christo”, circa la sepoltura dei defunti in luoghi sacri, che la Chiesa raccomanda per ragioni dottrinali e pastorali, e la conservazione delle ceneri in caso di cremazione. Ne parliamo con don Giordano Favillini, correttore della Misericordia di Pistoia.

In questi ultimi anni è aumentato il numero delle persone, anche dichiaratamente cattoliche, che ha scelto la cremazione al posto della sepoltura. Quali sono, secondo lei, i punti più significativi di questo documento?

Questo documento chiarisce anche, in modo sintetico, la concezione cristiana della morte, in quanto oggi -in seguito alla cultura New Age- sono entrate nel mondo occidentale altre concezioni riguardo al dopo la vita terrena. Un’idea molto diffusa è la reincarnazione, oppure il ritorno al tutto nel senso panteistico; a questo proposito il documento così si esprime: “la Chiesa (…) non può permettere, quindi, atteggiamenti e riti che coinvolgono concezioni errate della morte, ritenuta la morte ritenuta come l’annullamento definitivo della persona, sia come il momento della sua fusione con la madre natura o con l’universo, sia come una tappa nel processo della reincarnazione, sia come la liberazione definitiva della prigione del corpo”. Tutte queste concezioni non riconoscono l’unicità e la dignità della persona umana, ogni battezzato infatti, riceve la vita divina che non può essere annullata con la morte del corpo. Con il battesimo partecipiamo già realmente alla vita del Cristo Risorto, perciò la morte fisica non interrompe questo legame: c’è continuità fra il corpo defunto e la sua anima che vive in Cristo.

“Con la morte l’anima viene separata dal corpo, ma nella resurrezione Dio tornerà a dare la vita incorruttibile al nostro corpo trasformato riunendolo alla nostra anima”. Per il cristianesimo il corpo ha una grande dignità in quanto parte integrante della persona umana. Anima e corpo condividono la realtà della salvezza e sperimentano la presenza della Spirito santo nel loro essere, quindi una persona non può annullarsi nella morte del corpo, nè perdere la sua identità fondendosi con l’universo, neppure reincarnarsi perdendo la sua unicità di persona redenta da Cristo.

Nel documento si parla di evangelizzare il senso della morte. Che significa?

 Con il pluralismo di concezioni religiose oggi presenti nella nostra società la Chiesa deve ricordare la concezione cristiana della morte, la dimensione della Vita Eterna che Cristo Risorto ci dona mediante il Battesimo e gli altri sacramenti. La Chiesa deve anche ricordare che l’anima redenta mantiene la sua unicità e continua a vivere con Gesù in attesa della Resurrezione.

Nella lettura del testo si evidenzia l’importanza di seguire l’antica tradizione cristiana, infatti la chiesa raccomanda che i corpi defunti vengano seppelliti nel cimitero o in altro luogo sacro. A questo proposito il Papa torna a darci delle precise indicazioni?

Nel documento “Ad resurgendum cum Christum” si afferma che per un cristiano è preferibile la sepoltura alla cremazione, anche se non si vieta quest’ultima la cremazione non è ammessa “quando si sceglie per ragioni contrarie alla dottrina cristiana. Per antica tradizione i cristiani hanno sempre seppellito i defunti e le loro tombe sono state oggetto di preghiera sia dei singoli che delle comunità cristiane, luoghi di memoria e di comunione fra vivi e defunti in quanto la Chiesa è comunione “di coloro che sono pellegrini sulla terra, dei defunti che compiono la loro purificazione e dei beati del cielo; tutti insieme formano una solo Chiesa”. Il cimitero vuole rappresentare questa dimensione comunitari di coloro che sono ancora Chiesa in un’altra realtà. A questo proposito e per le ragioni che abbiamo sopra esposto, non è consentita la conservazione delle ceneri dei defunti nelle abitazioni domestiche, la loro dispersione nell’aria, nel mare, nella terra, trasformate in pezzi di gioielleria o in altri oggetti. Queste forme di conservazione delle ceneri non aiutano a vivere quel sano distacco fisico e a vivere quello affettivo che comunque resta con i defunti e che può dare adito a forme di dipendenza mentale e disagi spirituali che non aiutano a trovare la pace e non ne danno a coloro che sono partiti.

Nella liturgia dei defunti la Chiesa canta “la vita non è tolta ma trasformata”. I nostri morti vivono, invisibilmente, ma realmente e la loro identità non è annullata, anzi sono in attesa di risorgere con Cristo quando ritornerà nella gloria.

Daniela Raspollini

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