1 NOVEMBRE; Cimitero   della Misericordia ore  15. 30 S. Messa  celebrata   da  Mons. Paolo Palazzi; 2 NOVEMBRE; ore 12.30 celebrazione  al Cimitero Brasiliano   con Don Roberto  Breschi; ore 11.15  santa mesa al cimitero comunale; ore 15.30 santa messa al cimitero della misericordia;            
              
 
               

                                                                                                                                                                                                                                                                                                

   
Prunetta in festa per i restauri alla chiesa
Sabato 19 ottobre ore 11 in Prunetta
SAN BASILIO: I RESTAURI NELLA CHIESA
Alla cerimonia il vicario generale, il presidente fondazione Caript, il sindaco

Pistoia, 15 ottobre 2013 - Sabato prossimo, 19 ottobre, alle ore in Prunetta vengono inaugurati i restauri nella chiesa parrocchiale di San Basilio. Intervengono don Paolo Palazzi vicario generale, Ivano Paci presidente Fondazione CARIPT, Claudio Gaggini sindaco di Piteglio. Qui sotto una interessante ricerca, curata dal progettista dei lavori, architetto Lorenzo Niccoli, su chiesa e annessa colonica.
 

 

PRUNETTA E LA SUA CHIESA
Arch. Lorenzo Niccoli

Poche, e confuse, le notizie storiche su Prunetta. La cosa non sorprende, se si considera lo storico isolamento dei paesi di montagna, la difficoltà delle comunicazioni medievali, la tendenza ad un'economia imperniata sull'autoconsumo che ha contraddistinto per secoli questi luoghi. E tuttavia, nei pressi di Prunetta sorgeva uno dei più importanti Spedali che il territorio pistoiese avesse nel Medioevo, quello della Croce Brandegliana.

È stato detto che la storia della montagna pistoiese e della sua strutturazione politica ed economica è soprattutto una storia di viabilità. Nel sistema di comunicazioni viarie che congiungeva Pistoia all' Appennino e di lì al nord Italia avevano particolare rilevanza tre itinerari: quello che congiungeva Pistoia a Modena attraverso La Lima, la strada della Collina che raggiungeva Bologna ed era dominata dal castello di Sambuca e la terza via, la più orientale, che passava per il monte La Croce e per Treppio e che era custodita dal monastero di S. Salvatore a Fontana Taona.

L'itinerario che ci interessa, quello della Lima, era mantenuto dallo Spedale della Croce Brandegliana e da quello di S. Salvatore a Fanano, che si trovava poco dopo il valico dell’ Appennino, nell'attuale provincia di Modena. Gli operatori economici pistoiesi erano ben presenti nelle piazze mercantili italiane ed europee, a volte anche in concorrenza coi fiorentini, ed avevano bisogno di un sistema di comunicazioni viario agibile ed efficente. Questo sistema viario aveva le sue più importanti articolazioni a Lizzano, ove sorgeva un Ospizio dipendente da quello di S. Salvatore a Fanano, e nelle Pievi della stessa Lizzano e di Serra Pistoiese, la cui esistenza è testimoniata già nel 998 quando vengono riconosciute in un documento di Ottone III.

Il comune di Pistoia stentò non poco ad imporre la sua autorità sugli ospizi che detenevano la manutenzione di queste importantissime arterie del passaggio transappenninico. In montagna i grandi feudatari ed il potere ecclesiastico ostacolavano con energia le pretese dei pistoiesi, e la tutela comunale su quei monasteri che esercitavano la manutenzione non si completò prima del XIII secolo. Fra il 1214 ed il 1223 soltanto furono ufficialmente sottratti ai Vescovi quei diritti, in materia fiscale, giudiziaria ed amministrativa che erano stati stabiliti e garantiti da una serie di bolle pontificie e di diplomi imperiali.

Lo Spedale della Croce Brandegliana sorgeva su un'altura fra Calamecca e Prunetta; la sua cappella era dipendente dalla vecchia pieve di Piteglio. Incerta è la sua data di fondazione, come anche la consistenza edilizia dello stabile, sulle caratteristiche architettoniche del quale si possono, ormai,fare solo supposizioni. Probabilmente era costituito da un unico ambiente che fungeva da ricovero per viandanti ed infermi. Sulla data di fondazione, sono in molti a sostenere che sia stato costruito attorno al mille, su quel poggio Brandeglio da cui lo spedale prese nome. Si può trovare, anche, la notizia che l'istituzione sia stata fondata dai conti Guidi, che a quei tempi signoreggiavano su Piteglio.

In ogni caso, è fra l' XI e il XIII secolo che lo spedale ebbe il suo momento di maggior splendore. Nel 1089 se ne occupa il papa Urbano II, come risulta da una bolla inviata al Capitolo di Pistoia.

E nel 1182 lo spedale è menzionato negli statuti pistoiesi, alla rubrica 63, con i terreni annessi ed il molino: il comune dichiarava l'immunità di tutti i suoi beni ed il podestà, nell'atto di assumere la sua carica, prestava giuramento di difenderli. Appartenne all'ordine ospitaliero dei Templari, che possedevano anche la chiesa di San Giovanni del Tempio in Pistoia; passò poi ai cavalieri di San Giovanni dell'ordine Gerosolimitano, che presero successivamente il nome di Cavalieri di Malta. Uno stemma ancora visibile in chiesa, recante appunto la croce dei cavalieri di Malta, sta a testimoniare queste antiche vicende.

L 'ultimo gran priore appartenne alla famiglia fiorentina dei Corsini; ma già alla fine del xv secolo lo spedale doveva essere diruto ed abbandonato, visto che un contratto d'affitto rinvenuto nell'archivio della nobile famiglia parla di una «chiesa con spedale diruto posta in un luogo appellato Prunetta». In questo contratto, datato1484, il custode dello spedale allivellò ad un certo Duccio de' Cecchi tutta la tenuta che costituiva l'appannaggio dell'antica istituzione. Territorio, dice il Mazzanti che si è occupato a più riprese della storia prunettina «di trecento staia a seme; con selve, praterie, e boscaglie interminabili».

Qui la storia dell'antichissima istituzione ospitaliera si salda finalmente alla storia del paese: tra i patti, infatti, ce n'era uno che imponeva al livellario l'obbligo di costruirsi una casa. Questa casa, accanto alla quale altre ne sorsero, dovette essere il primo edificio di Prunetta. E tanto più stretta è la saldatura fra spedale e paese se si pensa che i primi fabbricati vennero costruiti con il materiale di spoglio tratto dal diruto edificio, che sorgeva nei pressi dell'attuale abitato.

Molte delle case di Prunetta, insomma, recano ancora nelle loro pietre, stampato come un marchio d'origine, il legame con una fra le più importanti istituzioni del territorio pistoiese in epoca medievale. Interessante notare, anche, come gli abitanti di Prunetta si chiamassero, quasi tutti, Ducceschi; e ciò a cagione di quel primo livellario, capostipite riconosciuto dei prunettini.

Spogliato per costruire il paese, lo spedale rovinò rapidamente; una cronaca dei primi di questo secolo ci descrive la situazione di qualche decennio fa: «Di questo Ospedale oggi rimangono appena alcune tracce che però minacciano di scomparire per la costruzione del campo sportivo i cui lavori sono stati da poco iniziati. Si vedevano fino a poco fa due file informi di macerie dovute alle pareti della chiesa rovinata. Altre rovine facevano intravedere il luogo dove sorgeva l'ospedale. Pochi giorni fa negli scavi è venuto in luce, insieme a molti scheletri, il giro dell'abside della chiesa e il muro massiccio che doveva essere la base del campanile. Terminato il campo sportivo nessun vestigio si potrà rintracciare dell'Ospedale nel luogo dove un giorno sorse e fiorì».

Poche le notizie che siamo riusciti a rinvenire sulla storia civile di Prunetta. Si tratta, in genere, degli echi di lotte di fazione che insanguinarono la montagna, ma che ebbero altrove il loro centro: ruberie e stragi nel 1369, connesse alla sollevazione di Piteglio contro il dominio pistoiese; le scorrerie (1401) del capitano Riccardo della Sambuca; lo scontro fra gli abitanti di Calamecca ed i Panciatichi reduci dalla distruzione di Lizzano e diretti verso Popiglio, nel 1502. Anche lo spedale, secondo antiche tradizioni, servì, una volta abbandonato, da ricovero non più per viandanti ed infermi, ma per briganti in cerca di rifugio. Dall'erronea leggenda, diffusa nel popolo, di scorrerie di frati, gli ultimi frati del convento, nei luoghi vicini, derivò al luogo il nome di Conventaccio.

Leggende, di cui troviamo anche altre e più suggestive versioni, che riportiamo avvertendo che si tratta di testimonianze tramandate di generazione in generazione ma prive di ogni valore storico. Ecco ad esempio, a titolo di curiosità, la versione di Neppi Madona sul Conventaccio, così come è apparsa nel 1925 su «L'Illustrazione Toscana»:

«Lungo la mulattiera, che una volta era l'unica via di accesso per chi da Pistoia voleva recarsi, attraverso Prunetta, alla valle della Lima, di poco passata la vetta del Poggio Bello e da questa ridiscesi per i boschi in dolce pendio nell'opposto versante, trovasi una vasta prateria verdissima, da un lato della quale si vedono dei resti di una muraglia formata di pietre sovrapposte: è il prato detto «il Conventaccio», e la leggenda, tramandatasi di generazione in generazione, così narra: dove ora è questo ameno «tappeto di smeraldi adorno» ergevasi secoli e secoli orsono un grande convento. I monaci dominavano così, completamente, il passo di Prunetta. Ed ecco che l'incauto viandante, varcato il Poggio Bello, sulla cui vetta si sarà soffermato ad ammirare la pianura sottostante, illuminata dai raggi rosati del mattino, o da quelli infuocati del meriggio, o dai riflessi del tramonto, con Pistoia ai piedi del colle e nella nebbiosa lontananza Firenze, doveva passare dinanzi al convento; ma qui giunto, l'infelice veniva ghermito, depredato di ogni suo avere, ucciso e particolare orribile, ma la leggenda tiene assolutamente a questo suo tratto caratteristico mangiato nel lieto simposio dei conventuali. Un giorno i pastori ed i boscaioli che abitavano nelle capanne di Prunetta, ai piedi del convento, si sollevarono indignati: riunitisi a gran numero dei montanari dei poggi circostanti, salirono al passo, dettero fuoco al monastero, lo abbatterono, lo rasero al suolo, e con le pietre asportate costruirono le case di Prunetta. Al posto del truce edificio ricrebbe l'erba, spuntarono i vaghi fiori montani, e solo quel resto di muraglia rimase a perenne «ricordo e testimonianza».

Lasciando da parte le leggende e tornando alle notizie storiche, è da sottolineare come la vita di Prunetta abbia avuto nell'edificazione della chiesa prima, e nella sua elevazione al grado di parrocchiale poi, i momenti più significativi ed importanti. Sorgeva qui un piccolo Oratorio fin da prima del 1500 ed è probabile che la prima chiesetta vi sia stata edificata nel 1667, ad opera di Girolamo Grassi, milanese, comandante dei fanti e dei cavalieri del distretto della montagna per il Granduca.

Prunetta, infatti, come luogo strategico e di confine, disponeva di un corpo di guardia abbastanza nutrito. L'origine di questo edificio sacro è da ricercare appunto nella necessità di un luogo adatto alle esigenze di culto delle milizie; una lapide di notevole importanza storica, ancora conservata nell'attuale parrocchiale di S. Basilio, diretta erede della primitiva cappella, recita infatti: «A.M.D.G. Gerolamo de' Grassi, patrizio milanese, al servizio del serenissimo granduca di Toscana, generale della milizia distrettuale sia equestre che pedestre, affinchè i soldati potessero con comodità assistere alle funzioni, curò l'edificazione della cappella di questo monte a spese dei soldati e proprie .anno Domini 1667».

Successivamente, con il decreto del 1785 Scipione de' Ricci elevò l'oratorio al rango di parrocchia con il titolo di San Basilio. Alla nuova parrocchia, ampliata sul sito del preesistente oratorio, venne ceduto parte del territorio scorporato alla Pieve di Piteglio.

Molte sono state, nel corso dei secoli, le modificazioni che l'edificio sacro ha subito. Nel corso dei più recenti restauri, la sostituzione del pavimento permise di vedere come la chiesa primitiva fosse assai più piccola dell'attuale, circa sei metri per sette. Il campanile, che non è l'attuale, fu costruito posteriormente, a fianco della cappella ed in linea con la facciata. Nel 1826 l'edificio ebbe un primo ampliamento e restauro, mentre vi esercitava il ministero parrocchiale don Sebastiano Grazzini. Lo attesta un'iscrizione composta soltanto da iniziali,


I. M. I
A.S .d .I .e R .N .S .e d .P.
F . R. c .I. A. D. 1826
A. T. d . V .P . Seb.no G.ni

che Alfonso Pisaneschi così tradusse:

In Memoria Imperitura
A Spese dell’Imperiale e Reale Nostro Signore e del Popolo
Fu Restaurata e Inaugurata Anno Domini 1826
Al Tempo del Vice Parroco Sebastiano Grazzini

Lo stesso vice parroco scriveva: “Prima dell’anno 1822 questa chiesa era larga bracci 8 e lunga bracci 20………… ora (1826 dopo gli interventi effettuati da lui) la suddetta chiesa è lunga bracci 30 e bracci 14 larga".
Da pochi decenni, in quel momento, si era compiuto l'atto più importante della vita religiosa di Prunetta: l'elevazione del vecchio oratorio, che era dedicato alla Madonna delle Grazie, a chiesa parrocchiale con l'intitolazione a San Basilio. Nel 1826 la chiesa fu allungata ed allargata, mentre il campanile e la canonica, che si dice fosse in origine uno spogliatoio che serviva al Granduca quando veniva a Prunetta per la caccia, furono realizzati ad oriente della chiesa.

Un altro allungamento venne effettuato, sembra, nel 1872, fino ai notevoli lavori di ristrutturazione del 1926, che condussero ad un sensibile rialzamento, alla costruzione del coro, dei pilastri in stile neogotico, delle monofore con le vetrate istoriate, al parziale rifacimento dell'esterno, all'edificazione dell'altare maggiore e degli altari laterali. Al 1939-40 risale l'affresco absidale raffigurante pecorelle, opera del pittore Leonetto Tintori di Figline di Prato, restaurato recentemente da alcuni suoi allievi perchè danneggiato dall'umidità.

A restauro ultimato, era apparso evidente che il campanile era ormai troppo basso, ed in alcune vecchie cartoline è ancora possibile vedere lo stato del complesso nell'immediato anteguerra. «Una bella donna senza naso", aveva detto il vescovo a don Siro Pezzoli, che a Prunetta ha esercitato il ministero parrocchiale dal 1945 al 2005; il campanile fu così rifatto nel 1952-53, una volta passata la guerra. Alla base del campanile è inserita una
lapide del 1671 proveniente forse da un'antica casa colonica.

ln alto è visibile uno stemma mediceo con croce dei Cavalieri di Malta, dei primi del XVII sec., proveniente probabilmente dall'antica Magione Templare della Croce Brandelliana, divenuta, dopo la soppressione dell'Ordine, patrocinio del Cavalieri di Malta.

Guerra particolarmente dura, a Prunetta, per la vicinanza della linea gotica e la massiccia presenza, in paese, dei tedeschi, che comparvero alla fine del giugno del 1944. Un primo rastrellamento, che coinvolse un ventina di paesani, si ebbe all'inizio di luglio, a seguito del ferimento di un soldato tedesco.

Poi, i bombardamenti, le devastazioni durante la ritirata, gli arresti, fra cui quello del parroco, la minaccia di deportazione che non ebbe effetto per l'incalzare delle truppe alleate. Quasi tutti gli edifici furono danneggiati, compresa la chiesa colpita nella zona absidale e nel tetto.

 

Attualmente, San Basilio si presenta come un edificio a nave unica, con copertura del tetto a capriate in vista, presbiterio rialzato e recintato da una balaustra in pietra, abside semicircolare con catino a quattro nervature e tre finestre archirotonde assai allungate.

Per eliminare le infiltrazioni di umidità è stata rifatta in piombo, nel 1971 , la calotta esterna dell'abside. Il patrimonio della chiesa non è di grandissimo rilievo artistico; elenchiamo tuttavia i pezzi degni di maggior attenzione. Le tempere su muro raffiguranti le stazioni della Via Crucis sono ancora di Leonetto Tintori; il piccolo battistero è stato costruito nel 1940 da una ditta di Pietrasanta, ed il mosaico dietro di esso da artigiani di Scandicci.

La Madonna sull'esterno della facciata, realizzata da una ditta di ceramiche di Pescia, è opera della montecatinese Patrizia Martini. Il lampadario centrale e le lampadine lungo la navata, in ferro battuto, sono opera del pistoiese Otello Vannucchi,e furono commissionate dal parroco don Mario Gherardini. L'altare maggiore è stato eseguito in pietra serena della Gonfolina dalla ditta Santelli di Signa.

L'architetto cui si deve la ristrutturazione della chiesa nel 1926, ed il cui progetto è stato ripreso anche nel momento della costruzione del nuovo campanile è l'architetto Giannini. Fra le tele di pertinenza della chiesa, ne segnaliamo tre: una Sacra Famiglia con S. Giovannino e S. Elisabetta, dipinto su tavola di Massimo Revatto datato 1855 e rielaborante in modo un pò rozzo stilemi rinascimentali, interessante più che altro per un iscrizione che allude ad un'epidemia di colera; una tela sei-settecentesca raffigurante la Vergine nell'atto di allattare il Bambino, opera di artigianato locale ora in cattivo stato di conservazione; e un San Basilio, sempre di Massimo Rovatti, datato 1850, di un certo interesse documetario perchè rappresenta il santo titolare della chiesa, nei suoi paramenti e benedicente, cui un angelo offre la chiesa di Prunetta.

Della lapide del 1667 e dello stemma dei cavalieri di Malta abbiamo già detto. Altre iscrizioni, non tutte facilmente interpretabili, si trovano nella chiesa; una, forse proveniente da una casa di campagna, reca la raffigurazione augurale del giglio fiorentino e di una colomba con un ramoscel-lo di olivo, ed è murata ai piedi del campanile.

Di notevole interesse potrebbe essere una pietra custodita dal parroco, una acquasantiera, o forse un capitello, in pietra serena scolpita che reca fiori stilizzati, rudimentali volute e quattro croci incise; potrebbe provenire dall'antico ospizio dei templari, o anche essere, però, una più tarda esecuzione. L 'acquamanile in pietra serena, custodito in sacrestia, di forma semplice, porta la data del 1850.

Fra gli arredi, un buon candeliere in ottone del XVII secolo; un calice in argento sbalzato e cesellato con volute rocaille, cherubini, serafini, cartigli e foglie d'acanto, pregevole esempio di manifattura fiorentina; una Pace seicentesca recante la raffigurazione del Cristo deposto nel sepolcro sorretto dalla Vergine e da S. Giovanni; un ottocentesco calice argenteo di linea semplice e di buona esecuzione; due pissidi, una seicentesca in ottone di buon artigianato locale, l'altra in argento ed ottone, datata 1606, con coperchio geometricamente inciso.

Molto bello un ostensorio del XVI-XVIII secolo, di oreficeria fiorentina. Il piede è decorato da motivi foglie d'acanto che circondano tre cartigli, il fusto è costituito da un puttino a tutto tondo parzialmente drappeggiato che sorregge con le braccia levate la raggera formata da nuvole stilizzate, spighe di grano, grappoli d'uva intrecciati con teste di puttini. La presenza di S. Basilio in uno dei cartigli suggerisce che l'oggetto sia stato eseguito espressamente per la chiesa di Prunetta. Di pregio notevole sarebbe l'organo, opera della famosa ditta Agati di Pistoia; ma esso è ora smontato e i suoi pezzi sono accatastati l'uno sull'altro. Sarebbe necessario un suo radicale restauro.

 

Queste le attrattive offerte dall'unico edificio sacro di Prunetta. A Prataccio, in direzione di Piteglio, la ottocentesca chiesa di S. Maria del Carmine, assai rimaneggiata negli ultimi anni, a tre navate, con scalinata d'accesso esterna ed interno con capriate in vista, vanta una tela seicentesca raffigurante la Vergine col Bambino.

Ma la vita di Prunetta non sta naturalmente solo nella sua chiesa. Si tratta, anzi, di un paese assai attivo, soprattutto d'estate, quando viene sovrappopolato dai turisti. Dal punto di vista della consistenza abitativa vi sono ora circa 320 abitanti nel centro di Prunetta, e 475 nell'intera parrocchia, che comprende anche altre frazioni: Case, Capanne, Cecafumo, Poderaccio; una parte di Casamarconi.

I registri parrocchiali non risalgono molto indietro nel tempo, visto che la parrocchia è stata fondata nel 1785; nei primi tempi della vita parrocchiale, i priori si definivano ancora viceparroci, sentendosi dipendenti dalla chiesa di Piteglio. Dai registri, comunque, risultano 337 abitanti nel 1829, 730 nel 1910, 739 nel 1921 , anno in cui la popolazione tocca la sua punta massima. Poi, essa comincia lentamente a decrescere: 677 abitanti nel 1929 (interessante il fatto che in quell'anno, su 141 famiglie, ben 77 portavano il cognome Ducceschi, e per riconoscersi ed essere riconosciuti gli abitanti dovevano essere designati col nome anche del padre o addirittura del nonno), ed il contenuto decremento che ha portato alle cifre attuali.

 
 
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