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ASSEMBLEA SINODALE: LA SINTESI DEGLI INTERVENTI

Pubblichiamo di seguito il verbale con la sintesi degli interventi pronunciati in occasione dell’Assemblea Sinodale Diocesana il 20 novembre u.s.

1. Luca Gaggioli : avrei scelto di parlare dell’omelia perché l’Evangelii Gaudium mette ci fa riflettere su questo. L’omelia è un’occasione sprecata dalla Chiesa che in realtà è una risorsa specifica dei cattolici. Non è sfruttata a pieno. È necessario allargare ai laici la preparazione. I laici vengono tagliati fuori dalla preparazione dell’omelia. L’Omelia deve avere la capacità di nutrire la vita del Vangelo. I laici vanno valorizzati e non sprecati.

2. Vannocci: due giorni di comunione della parola. La mia riflessione è che noi laici spesso siamo molto bassi come voglia di fare: ci limitiamo solo ad ascoltare la messa e a tornare nelle nostre case. Dicono che la Chiesa sia vecchia, ma la Chiesa ha calato degli assi importanti, anche nel nostro tempo ci sono santi eccezionali che sono d’esempio per tutti noi. Sono diventati santi nonostante la società. La Chiesa siamo noi quindi diamoci una smossa.

3. Sabrina Visconti: non è stato esposto il contenuto del mio gruppo, il primato dello Spirito. Occorre fare ritorno ai sacramenti, alla preghiera e alla Parola. Le persone non vengono in Chiesa perché non si sentono accolti, ma giudicati. In questa assemblea sinodale mi è sembrato di essere in una chiesa luterana: non abbiamo parlato della Madonna, dei Santi e del Vangelo. La formazione è campo dei presbiteri, non si possono ridurre messe e confessioni. Non abbiamo parlato della Madonna e di Dio e questo è grave.

4. Federica Remersa: i gruppi di Ascolto della parola devono trasformarsi anche in gruppi di annuncio. Dobbiamo essere evangelizzatori attenti. Potenziare l’adorazione eucaristica, creare seminari di vita interiore. Si propone il metodo delle cellule parrocchiali per evangelizzazione.

5. Don Andrea Mati: Occorre pensare una pastorale non tanto dell’organizzazione, ma della relazione. Il catechista conosce la vita dei ragazzi, il sacerdote conosce le persone. I gruppi di ascolto della Parola permettono di costruire relazioni. C’è smarrimento per i numeri e la carenza dei sacerdoti: Gesù è grande e dobbiamo essere gioiosi e fiduciosi per arrivare a soluzioni nuove. Una soluzione è eliminare i “parrococentrismo”. A me piacerebbe avere in parrocchia un laico che ha interesse su un ambito pastorale e che proponga cosa fare e come.

6. Drovandi: è necessario, alla luce dei fatti di cronaca internazionale, intraprendere in diocesi un percorso di dialogo con la comunità islamica per non cadere nella xenofobia e nel razzismo. Non induriamo il nostro cuore.

7. Agresti: È giusto approfondire il fatto che i giovani devono conoscere Gesù. Le parrocchie devono essere attinenti ai tempi per aiutare i giovani. Importanti sono le associazioni e movimenti. Il giovane deve essere stimolato. Bisogna riscoprire il valore dell’amicizia e la pedagogia, favorire gli incontri e le assemblee.

8. Don Fulvio Baldi: parrocchie e vita ecclesiale. Non è più prorogabile una riorganizzazione diocesana nel territorio. A nostro avviso è bene ridurre le realtà parrocchiali per omogenizzare il territorio e per dare possibilità alle persone avere il parroco. Le parrocchie in alleanza sono essenziali. Dobbiamo lavorare ad un progetto piu condiviso. Il cambiamento non è questione di burocrazia ma deve rispondere ai segni dei tempi e ammetere che i parroci sono oberati. È tempo di scelte, tempo di osare e sperimentare.

9. Don Luciano Tempestini: dobbiamo imparare tutti a saper coniugare la lettura dei segni dei tempi con una attenta lettura della storia. È cosa impegnativa e faticosa. La volontà di cambiamento c’è sempre, però abbiamo bisogno di riprendere lo studio delle cose. Occorre che il presbiterio si ricostruisca, approfondendo, riflettendo e ripensando alle strutture della Chiesa.

10. Raffaello Pratesi: Tra i vari interventi uno sollecitava a superare il consiglio Presbiterale con la partecipazione di tutti i preti. Il mio intervento è questo: si parla sempre di formazione dei laici. Chi forma alla politica? Politica come forma di carità? Nessuno forma alla politica, siamo un pò mancanti. È necessario non confondere i ruoli tra diacono, preti e laici, ognuno ha il suo ruolo.

11. Ugo de Marco: ribadisco un concetto importante, sottolineato anche dal Santo Padre. La missionarietà nel pratico consiste nell’andare fuori dalla Chiesa, bisogna andare incontro, emergere e non aspettare che entrino in Chiesa. Il nostro ruolo è essere testimoni concreti. Dobbiamo facilitare lo spirito di associazionismo.

12. Nelvio Catania: i giovani non sono vuoti, ma sono già pieni da questo nuovo monoteismo che è il sistema economico. Dobbiamo essere più vicini, disposti a perdere il nostro tempo e I nostri soldi per portare avanti la nostra testimonianza. La preghiera personale è importantissima, ma è diversa da quella pubblica e in quella pubblica non c’è niente da inventare. Il catechista è quello che accompagna la vita dei ragazzi. Dobbiamo avere il coraggio di formare sempre ad ogni età.

13. Giuseppe Totaro: Bisogna considerare il nuovo ambiente mediatico come ambiente di evangelizzazione. Il crescente uso dei social network è un’occasione straordinaria per trovare il senso di un cammino comune usando strumenti di comunicazione di massa, soprattutto per stare vicino ai giovani. Questi mezzi consentono un’informazione circolare e dinamica.

14. Fabbri: L’avvento del digitale ha cambiato l’uomo. Siamo rimasti indietro e dobbiamo adeguarci per essere vicino ai giovani. Annunciare anche attraverso i media e i social. Potenziare i laici sui temi della cultura e della comunicazione di massa.

15. Alessandro Paci. La società cambia velocemente con molteplicità e allora quale Chiesa in uscita? Quale evangelizzazione? Dobbiamo riflettere dove si è sbagliato. Educare vuol dire considerare la globalità della persona. Don Milani è un esempio di come si deve essere educatore e missionario.

16. Don Cristiano d’Angelo: una delle vie dell’evangelizzazione è riscoprire la povertà. Povertà anche spirituale e capacità di volersi bene e ascoltarsi l’uno l’altro. La pastorale va condivisa tra presbiteri e i laici. Occorre reciprocità e collaborazione. Il Vangelo ha una potenza immensa: dobbiamo essere fiduciosi.

17. Guerrini: in questa assemblea sinodale viene fuori che il cambiamento richiesto è grande. Incontrare è importante in tutte le sue forme e si unisce alla sfida delle parrocchie che collaborano. Ci sono difetti nella Chiesa e il più grosso è quello di ridurre il Vangelo ad apatia.

18. Don Diego Pancaldo: si parla di autoreferenzialità per i movimenti. Vale davvero per i movimenti? È un rischio solo per i movimenti? In realtà è necessario dar voce a tutti per una Chiesa in armonia.

19. Burchietti: Come neocatecumenali siamo disponibili ad impegnarci per la catechesi degli adulti. Siamo disponibili anche per le missioni popolari. Vogliamo mantenere l’impegno durante la Pasqua degli annunci del Vangelo nelle piazze. Ci sono pregiudizi tra noi e talvolta diventano contrapposizione. Dobbiamo pregare per l’unità della Chiesa.

20. Cioni: si sente parlare poco della centralità di Dio. Invece la sua centralità deve ispirare tutto. La spiritualità deve guidare le scelte di vita. Occorre mettere al centro la preghiera e uscire fuori.

21. Don Marius Vorga: se non celebriamo l’eucarestia non abbiamo i giovani. Il seminario per me è molto importante.

22. Laura Pozzi: adorazione eucaristica è missionarietà e intercessione. Non è un intimistico ripiegamento. Il mondo ha bisogno di una preghiera che è intercessione. L’adorazione eucaristica ha anche un carattere unificante per la Chiesa pistoiese.

23. Don Alessandro Carmignani: il vescovo deve far sintesi, non per fare scelte, ma per fare comunione e aprirsi. La Chiesa di Pistoia è ricca anche nelle periferie. Attenzione sulla sinodalità come ci dice il Papa. Siamo devoti su tutto meno che su Cristo. I gesti non corrispondono alle parole. Troppa centralità. Attendiamo con ansia la sintesi.

24. Bellezza: la gioia, dell’ascolto e della partecipazione. In questi due giorni ci siamo amati non sopportati. È un’esperienza che dobbiamo fare tutti gli anni. L’amore e la gioia sono contagiose. Gioia sempre.

25. Spano: mi chiedo quale formazione, di che tipo va fatta? Da chi?

26. Don Giordano Favillini: c’è un attesa di senso nei confronti dei giovani. Credo che come Chiesa di Pistoia dobbiamo essere più missionari.

Vescovo: non ci sono conclusioni. Avviamo dei processi e dei dinamismi. Siamo comunità e dobbiamo ricordare due sacerdoti in ospedale. È poi morto da poco il padre del mio segretario don Gildas. A loro rivolgiamo una preghiera.

Rallegriamoci. Ascoltiamoci. Accolgo quello che è stato detto e lo spirito con il quale è stato detto e con cui sono stati affrontati questi due giorni. Ci dobbiamo mantenere umili e poveri per essere un segno. Camminiamo insieme.

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